Posts Tagged ‘vittorio feltri’

Feltri ritorna “Libero”

dicembre 17, 2010

Pronto il divorzio dal “Giornale” e Sallusti per comprarsi (con Belpietro) la sua creatura. Gli Angelucci entusiasti di ricomporre la strana coppia del giornalismo italiano

Luca Telese per “Il Fatto”

E dopo il big bang di Montecitorio, anche la carta stampata si prepara a un nuovo clamoroso terremoto. Dopo aver lanciato diversi segnali (pubblici e non) e dopo aver spiegato i motivi del suo dissenso dalla linea tenuta da il Giornale negli ultimi mesi, Vittorio Feltri ha consumato in queste ore il suo divorzio definitivo dalla coppia di guidaAlessandro SallustiDaniela Santanché (nel ruolo di amministratrice della concessionaria della pubblicità, Visibilia).

Una separazione consumata senza rancori, nel rispetto personale e reciproco, ma con molta determinazione. Però l’addio imminente di Feltri dal quotidiano di via Negri non è un forfait definitivo, e prepara un altro non meno clamoroso colpo di scena. Un ricongiungimento conMaurizio Belpietro e un approdo a Libero. Non per entrare nei ranghi dell’attuale assetto editoriale, però, ma per realizzare un vecchio sogno: quello di farsi editore di se stesso e rifondare l’attuale modello propietario del quotidiano. In un primo momento l’idea era quella di fondarne uno nuovo. Poi si è aperta un’altra possibilità. (more…)

Il vero Feltri lo racconta Feltri

novembre 19, 2010

Nel libro intervista con Stefano Lorenzetto, in libreria il 24 novembre, un ritratto inedito e sorprendente del direttore del Giornale. Che rivela gusti, passioni, abitudini e tormenti di un uomo suo malgrado sempre al centro della scena. “Il Vittorioso”: ecco il libro. L’antiscalfari sale in cattedra di M. Parente

da “Il Giornale”

Mercoledì 24 novembre arriva in libreria Il Vittorioso (Marsilio, pagg. 264, euro 17,50), una biografia-intervista di Vittorio Feltri, scritta da Stefano Lorenzetto, che ha per sottotitolo Confessioni del direttore che ha inventato il gioco delle copie. Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo la prima parte dell’introduzione di Lorenzetto.

di Stefano Lorenzetto

La sera che lasciò la direzione del Giornale , 6 dicembre 1997, mi regalò una voluminosa cartellina di pelle nera, chiusa da una cerniera lampo come le custodie dei breviari. L’aveva pescata sul fondo di qualche cassetto della scrivania appena svuotata. «Aprila», mi disse.

Eseguii e come per incanto si materializzò fra le mie mani un borsone da viaggio di plastica floscia, che fino a quel momento era rimasto piegato in otto su se stesso. «Ne avrai bisogno», soggiunse col sorriso beffardo che di solito gli illumina il volto quando la battuta calza a pennello. A Renato Farina mise in mano un altro cadeau mai spacchettato: una penna. Mi parve una predestinazione: Renato continuerà a scrivere, tu dovrai far fagotto. Ci rimasi un po’ male: in fin dei conti ero ancora, sia pure per qualche minuto, il suo vicedirettore vicario. Mi abbracciò. Io avevo le lacrime agli occhi. Lui fingeva di non averle. Vittorio Feltri ancora una volta vedeva giusto.Di lì a sette mesi avrei avuto anch’io bi sogno di qualche scatolone, più che di un borsone da viaggio, per sgomberare l’ufficio. Ciò che non poteva sapere, è che quello stesso 6 dicembre, intorno alle 18, mi ero incontrato al bar Zucca in Galleria col suo successore designato, Maurizio Belpietro, per chiedergli un unico favore: mi dimetto, voglio tornare a casa mia, lasciami andare. La vita è strana. A dispetto di quel borsone da viaggio, in realtà sono l’unico che è sempre rimasto fermo nello stesso posto, ad aspettare che i due, Feltri e Belpietro, si decidessero a tornare sui loro passi, uno da Libero , l’altro dal Tempo e poi dal Quotidiano Nazionale . Ho rivisto il mio direttore dopo 12 anni: io stavo ancora al Giornale , a scrivere; lui ci rientrava, a dirigerlo. Era un altro uomo. Non nell’aspetto: stessa ricercata eleganza, stessa cura maniacale del dettaglio, stesso stoicismo nel tenere la giacca abbottonata anche in piena estate sotto il pergolato della trattoria Aurora di Milano. Non nell’eloquio: sempre vivido, sempre sintetico, sempre trasparente e senza sottintesi, proprio come i suoi editoriali. No, era un altro uomo nell’animo. Più pacato, più sereno. Dovrei dire più buono, ecco, anche se cattivo non lo è mai stato, non potrà mai esserlo, e non credo proprio che dipenda dal fatto che è un Cancro come me. Mi chiese subito di mia mo glie. Non l’aveva mai fatto in precedenza. (more…)

Vittorio Feltri, “Ci si rompe le balle di tutte le veline di B.”

novembre 12, 2010

Il direttore editoriale de ‘Il Giornale’: “Potrei lasciare il quotidiano se condannato per il caso Boffo. Il premier? E’ confuso e non ha mantenuto le promesse”

Luca Telese per “Il Fatto

Nel suo giorno più lungo parte in macchina da Milano, si ferma a mangiare a Firenze, di sera lo trovi in albergo al Sofitel, a un passo da via Veneto. Quasi una ànabasi: una discesa agli inferi in attesa di un giudizio che lascerà un segno, non solo simbolico, nella sua vita. Sulla porta ti saluta con un sorriso sorprendente, amaro: “Domani c’è il plotone di esecuzione”.

Domani, cioè oggi. Vittorio Feltri attende una sentenza che per lui conterà due volte, quella che conferma – o meno – la sua sospensione di sei mesi dall’Ordine per il caso Boffo. Parla di tutto: il crepuscolo del Cavaliere, la storia dei suoi colpi giornalistici più controversi, i capricci della prostata (“Ho ancora la mia, scopo una volta al mese…”). Feltri è prudente, ironico, disincantato. Senza enfasi, mi dice cose clamorose – in bocca a lui – su Berlusconi. Frasi feroci sul centrodestra (“Il Pdl o come cazzo si chiama…”). Spiega cosa lo divide – anche se civilmente – dal modo di vedere le cose dal suo alter ego, Sallusti (proprio in virtù di quella sentenza) in questo momento cruciale. Mi spiazza se lo incalzo sul modello di “giornalismo vendicativo” che ha imposto in questo anno: “Sì, è vero, è occhio per occhio. Un precetto evangelico”. Alla fine, con il calcolo del mattatore, butta lì – anche se in forma condizionata – una notizia bomba per il mondo del giornalismo. Da giorni corre il tam tam che parla di una sua nuova impresa editoriale, un nuovo giornale da creare dal nulla. Glielo chiedo e lui mi risponde: “Di solito con i quotidiani mi succede questo. Mi stanco. Ebbene, qui non lo ero ancora. Ma… sono molto deluso, amareggiato. Se mi dovesse arrivare una condanna avrei l’impulso irrefrenabile di cambiare subito”. Il bello è che la condanna è quasi certa. E in questo caso diventerebbe una condanna strana: sei mesi più l’obbligo di fondare un nuovo quotidiano.

Raccontiamo al lettore tipo de Il Fatto come ragiona “il nemico”, quel demone di Feltri.
Ah, ah, ah… Vuoi vedere la coda e il piede biforcuto?.

Raccontiamo la verità sui tuoi colpi proibiti…
Quali? (more…)

«Mirabello? E Montecarlo?»

settembre 4, 2010

Alessandro De Angelis per “Il Riformista

Dice Feltri: «Ma chissenefrega di Mirabello, Fini pensi a rispondere su Montecarlo». Il direttore del Giornale, alla vigilia dello strappo del presidente della Camera, ribadisce la linea dura contro i ribelli di Fli e annuncia altre inchieste.

Direttore, siamo alla vigilia della rottura di Fini. Si sente un po’ colpevole?

Assolutamente no. O è una colpa aver previsto tutto? Non era mica così difficile vedere che dall’inizio della legislatura Fini si è messo in rotta di collisione col Pdl, o che sfruttando il suo ruolo istituzionale ha impedito al governo di governare, o che se ti applaude la sinistra sull’antiberlusconismo c’è qualcosa che non va.

Non salva proprio nulla.

Per carità: sui temi etici, io che sono un laico sono d’accordo con Fini, dal testamento biologico alle coppie di fatto. Ma il punto è la strumentalità di certe battaglie.

E domani, di fatto, Fini annuncerà un nuovo partito.
E chissenefrega. Non vivo la passione dell’attesa. Tra l’altro mi chiedo che successo può avere con le sue battaglie da partito radicale.

Il tema della legalità non è di destra?
Da che pulpito parla… Chiariamoci: se uno dice sono per la legalità, siamo tutti d’accordo. È ovvio. Ha mai sentito un politico dire «siamo per l’illegalità»? È come quando i comunisti dicevano «vogliamo pane e lavoro». Qualcuno forse diceva «vogliamo il digiuno e la disoccupazione»? Cose ovvie, appunto. Ma al di là degli slogan servirebbe, e mi riferisco a Fini, una coerenza tra i principi e la propria condotta quotidiana. (more…)

Boffonchiando

settembre 3, 2010

Marco Travaglio per “Il Fatto

Gentile Dino Boffo, un anno fa Lei era costretto a dimettersi da direttore di Avvenire in seguito a una nota campagna del Giornale della famiglia Berlusconi. Campagna basata su una notizia vera e una falsa. Quella vera era la Sua condanna nel 2004 (decreto penale del Gip di Terni, da Lei non impugnato e dunque definitivo) per molestie su una donna. Quella falsa era una presunta (cito da Il Giornale) “nota informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio emesso dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto 2004: ‘Il Boffo – si legge – è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione’…”. (more…)

Quando feltri picchiava su Berlusconi

agosto 26, 2010

Nell’articolo: Siamo due calciatori che hanno lo stesso linguaggio tecnico, anche se in ruoli diversi, e che si intendono a meraviglia. Anche quando lasciò l’Indipendente per il Giornale, e io l’avevo trattato ripetutamente da “traditore”, da “canaglia”, da “furfante” (e lui è permalosissimo, come una donna) tutte le volte che ho avuto bisogno di piazzare un pezzo che nessun altro giornale avrebbe osato pubblicare ho chiesto ospitalità a Feltri

Massimo Fini per “Il Fatto

A scartabellare vecchi giornali viene il magone, soprattutto se vi si è lavorato, ma si trovano a volte delle cose divertenti oltre che istruttive. Leggete qui:
“Diconsi quattordici anni. Durante i quali la Rai ha mantenuto gli antichi privilegi (canone, diretta, deficit ripianato dallo Stato) e la Fininvest ne ha scippati vari per sé, complici i partiti, la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci, con la loro stolida inerzia, e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l’altro la perla denominata ‘decreto Berlusconi’ cioè la scappatoia che consente all’intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura in un soprassalto di dignità e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna. Niente. Non soltanto non sono morti, ma sono ancora lì, in piena salute, a far danni alla collettività, col pretesto di curarne gli interessi, interessi che sarebbero gli stessi, secondo loro, del dottor Silvio di Milano due, il quale pretende tre emittenti, pubblicità pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e alcuni periodici. Poca roba .Perché non dargli anche un paio di stazioni radiofoniche, il Bollettino dei naviganti e la Gazzetta Ufficiale, così almeno le leggi se le fa sul bancone della tipografia? Poiché nemmeno il garofano, pur desiderandolo, ha osato chiedere tanto per l’amico antennuto, cosa che avrebbe impedito ogni spartizione per esaurimento del materiale da spartire, eccoci giunti allo sgradito momento della resa dei conti: il varo dei capolavori di Mammì, che non è il titolo di una canzonetta, ma il ministro delle Poste, colui che ha scritto sotto dettatura il testo per la disciplina dell’etere (L’Europeo, 2 agosto 1990). (more…)

Come ti infeltrisco Fini / Rettifica dei legali di Elisabetta Tulliani

agosto 3, 2010

“querelare senza spiegare né motivare è un atto di spocchia e di arroganza che non chiarisce la vicenda dell’appartamento di Montecarlo – Da notare che Fini, oltre a parlare ogni due minuti di moralità e legalità, si proclama difensore della libertà di stampa. Quale libertà di stampa? Quella che consente di sbertucciare i suoi avversari e soltanto quelli? Qui non siamo di fronte a una storia di letto e di corna: c’è di mezzo il patrimonio di un partito che non è proprietà privata del suo ex leader, bensì appartiene a tutti gli iscritti”…

Da Il Velino.it, da “Dagospia

Gianfranco Fini ci ha querelato. Ma querelare senza spiegare né motivare – scrive Vittorio Feltri su IL GIORNALE – è un atto di spocchia e di arroganza che non chiarisce la vicenda dell’appartamento di Montecarlo. Vicenda complessa di cui oggi forniamo ulteriori particolari che ne comprovano la fondatezza nei termini descritti dal nostro inviato Gian Marco Chiocci.

Riassumo. Una nobildonna lascia in eredità ad Alleanza nazionale un alloggio nel Principato di Monaco affinché sia destinato a finanziare ‘la buona battaglia’ degli ex missini. Valore dell’immobile: oltre 2 milioni di euro. Trascorre un po’ di tempo e si scopre che il quartierino è nella disponibilità del fratello di Elisabetta Tulliani, compagna di Fini. (more…)

Beppe grillo: Voglio sfidare fisicamente Feltri…

luglio 28, 2010

Nell’articolo: Hi, hi hi… che ridere… Sono comici, e nemmeno lo sanno. Con le concessioni sull’acqua si stanno facendo ricchi… In tutti i comuni in cui sono stati dati appalti di gestione l’acqua è aumentata del 100%. Mentre Tremonti spara balle sul rigore…

Luca Telese per “Il Fatto

Nell’estate in cui il suo movimento Cinque Stelle vola nei sondaggi e i grillini preparano religiosamente la “Woodstock” del 26 settembre, lui, Beppe Grillo, è un fiume in piena. Parla di politica, di privatizzazioni, di leader politici (a destra e a sinistra) senza filtri e annuncia: “Siamo l’unico movimento politico diverso che non utilizza una sola lira di contributi. Sarà per questo che il Giornale inventa scoop per infangarci? Se Feltri non rettificherà le balle del suo giornale voglio incontrarlo. Incontrarlo fisicamente, intendo. Sempre che non abbia paura…”.

Grillo, sei contento delle stime che vi danno al 3%?
Per nulla: è un dato taroccato.

Ma come, taroccato? Sareste a un passo dal quorum…
Ma noi siamo dieci passi oltre. Noi siamo già, in potenza, oltre il 10%. Quando si è votato, parlo di voti veri, abbiamo preso il 7,3%, solo in Emilia Romagna!

Però vi siete presentati in sole cinque regioni, perché?
Non siamo un movimento di cartapesta. Siamo presenti dove c’è Rete, dove c’è banda larga… E presto saremo ovunque. (more…)

“Appena assunto mettevo i nomi ai trovatelli e tagliavo le rette ai matti”

giugno 20, 2010

Vittorio Feltri, impiegato della Provincia di Bergamo, al brefotrofio prese a calci il timbracartellini.  “E al manicomio applicai la tariffa minima a tutti. Mi cacciarono: fu la mia fortuna”

Nell’articolo: Giri ancora con la pistola? «No, la tengo in casa. Ne ho due, una a Mila no e una a Ponteranica. Smith & Wesson»

Stefano Lorenzetto per “Il Giornale

L’ho fatto nel 2001 per il suo successo re, Mario Cervi, che lasciava la direzione del Giorna le al  compimento de gli 80 anni. Ho pensa to che potevo rifarlo per Vittorio Feltri, che è tornato alla direzione delGiornale do po 12 anni e ne festeggerà 67 venerdì prossi mo. La vera sorpresa, semmai, è che abbia accettato di lasciarsi intervistare sul quoti diano che dirige. Mai visto nulla di simile nel la storia della stampa.
Tutta e solo colpa mia. Confesso d’aver gliela venduta bene: per questa puntata dei Tipi italiani, la numero 500, ci voleva qualco sa di assolutamente anomalo. E chi meglio di Feltri, l’anomalia fatta persona? Si dà per scontato che sappiate chi è, quindi vi rispar mio il preambolo. Giusto per riassumere: due mogli, quattro figli (Laura e Saba dal pri mo matrimonio, Fiorenza e Mattia dal se condo), esordio all’ Eco di Bergamo, prima assunzione alla Notte, per 15 anni inviato al Corriere della Sera, otto direzioni (Bergamo OggiL’Europeo,L’IndipendenteIl Giorna leIl BorgheseQuotidiano NazionaleLibe­ro, di nuovo Il Giornale). Come la pensa, lo leggete in prima pagina. Quindi niente poli tica. Qui interessa l’uomo Feltri, il tipo. Più bergamasco che italiano.
Posso dirti che rispetto a 15 anni fa, quan do mi assumesti come tuo vicario, ti tro vo molto meno burbero e assai più pater no. Che ti è successo?
«Anch’io mi sono accorto d’essere cambia to, ma non so perché. Soprattutto non capi sco se ero meglio prima o se sono meglio adesso».
Adesso. E da che cosa te ne sei accorto?
«Non mi nasce più l’ira dentro. Ho compre so che gli uomini sono fatti così, non puoi cambiarli. Ho tanti difetti anch’io».
L’accettazione del limite.
«Non mi è costato niente. Ero sferzante e sar castico persino con i figli. Però non gli ho mai tirato uno schiaffone».
Come si vive sapendo d’essere amati e odiati dal pubblico in eguale misura?
«Il conforto dei lettori è gratificante, ti dà la sensazione che la tua vi ta abbia un senso. Un tempo quando scopri vo d’essere detestato, il che avveniva tutti i gior ni, soffrivo molto. Oggi è subentrata l’indiffe renza. Non leggo nem meno più i ritagli dei giornali che mi arriva no con L’Eco della stam pa. Magari vedo il mio nome nel titolo, li con servo ripromettendo mi di darci un’occhiata più tardi ma poi me ne dimentico. Tanto sul mio conto scrivono sempre le stesse cose: killer, cattivo, cinico. Non è vero, tu ne sei te stimone. Ma va bene co sì, non c’è problema». (more…)

Feltri, Belpietro e le manette

giugno 17, 2010

Il 4 marzo del 1993 Enzo Carra, l’ex portavoce di Forlani, fu fotografato in manette: i più feroci furono i due giornalisti che spararono la foto in prima pagina sull’Indipendente 

Nell’articolo Passata la stagione euforica di Mani Pulite, l’immagine di Enzo Carra in manette è passata alla storia come l’emblema della “gogna mediatica” che non avrebbe dovuto ripetersi mai più (come dopo il “caso Valpreda” si giurò che mai più nessuno sarebbe stato chiamato “mostro”)

Massimo Fini da “Il Fatto

Ho cominciato la mia carriera di giornalista come cronista giudiziario all’Avanti! di Milano nei primi anni Settanta. Ogni giorno vedevo passare nei grandi androni del Palazzo di Giustizia non solo qualcuno in manette ma file di detenuti tenuti insieme dagli “schiavettoni” e da catene sferraglianti come dei deportati alla Cajenna. Ogni tanto quando c’era un delitto particolarmente importante, in genere rapine perché allora la classe dirigente non si era ancora così corrotta come sarebbe stato negli anni Ottanta e dimostrato nei Novanta con le inchieste di Mani Pulite, arrivavano, oltre ai fotografi, anche le Televisioni. Da neofita me ne stupivo. Non tanto delle manette, che soprattutto nei trasferimenti di più detenuti sono necessarie, ma dell’esposizione pubblica di queste persone, senza alcun rispetto, senza ritegno, senza protezione (anche quando non ci sono le tv non deve essere piacevole farsi vedere in manette dalle centinaia di persone che transitano ad ogni ora in un grande Palazzo di Giustizia qual è quello di Milano) ma allora nessuno sembrava curarsene, tantomeno i politici e gli opinionisti. In fondo la cosa non riguardava che degli stracci. (more…)

Tobagi, 30 anni fa l’omicidio, quell’odio nato in redazione

maggio 28, 2010

Il 28 maggio 1980 Tobagi fu ucciso a Milano con cinque colpi di pistola da un “commando” di terroristi. Si era schierato contro i comunisti

Vittorio Feltri per “Il Giornale

Trent’anni fa moriva ammazzato Walter Tobagi, inviato speciale del Corriere della Sera. Chi oggi ha quarant’anni se ne ricorda a malapena. Chi ne ha meno non sa nemmeno di cosa si stia parlan do. Ciò non toglie che quel delitto abbia avuto e abbia ancora un si­gnificato storico. Gli assassini fu rono catturati in fretta e ancora più in fretta uscirono di galera perché al tempo era così: se parla vi, a prescindere da cosa dicessi, ti davano una pacca sulle spalle e ti lasciavano andare. Erano ragaz zi borghesi, fi gli di dirigentie di giornalisti, stupidi, confor misti e quindi fatalmente bri gatisti o qualco sa del genere, comunque co munisti e sma niosi di segnalarsi ai compagni ar mati. L’esatto contrario di Tobagi che, pur essendo poco più che trentenne, non aveva mai seguito le mode, neppure quelle ideologi che, e si dedicava al lavoro con slancio e passione. Era già un buon motivo, dato il clima, per farlo fuori. (more…)

VESPA NEL VESPAIO DEL SUPERATTICO DI PROPAGANDA FIDE

maggio 21, 2010

1 – LETTERA DI BRUNO VESPA AL DIRETTORE
Dal “Giornale

Caro Vittorio,
il titolo del pezzo di Gian Marco Chiocci pubblicato ieri è da scuola di giornalismo. «Il segreto di Bruno: quella casa in affitto dagli amici di Balducci». Le parole chiave sono due, Segreto e Balducci. Traduzione per il «cittadino comune» a cui dobbiamo entrambi la nostra fortuna professionale: Vespa scende in campo contro la pubblicazione della lista Anemone perché deve proteggere un segreto imbarazzante: aver avuto la bella casa in cui abita grazie all’intervento della cricca (in senso lato) di Balducci.

Andiamo ai fatti. Il segreto fa sorridere: casa mia è stata fotografata in lungo e in largo, vi sono venute decine di persone e tutte ne conoscono la storia, anche per via del «dibattito» con mia moglie di cui dirò tra poco. E Balducci non c’entra niente, a nessun titolo.

Dopo il giubileo del 2000 dissi al Cardinale Crescenzio Sepe, allora prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che pur occupando una grande casa di proprietà nel bel quartiere di Prati, avrei gradito sapere se si fosse liberato in centro qualche appartamento con una terrazza, tra i tanti di proprietà della Congregazione. (more…)

’LITTORIO’ NON LASCIA MA RADDOPPIA! “CARO BRUNO, NON RISPONDI E DICI BUGIE”

maggio 20, 2010

BRUNELLO, CHE AVEVA LEGNATO A ’PORTA A PORTA’ IL VICE DI FELTRI, PORRO, REO DI AVER MESCOLATO LA PRIVACY FROCIA DI BALDUCCI & PRETUCCI CON CASETTOPOLI, RIBATTE GENTILE AGLI ’INSULTI’: “CARO VITTORIO, NON CAPISCO PERCHÉ ANCHE TU MI METTA TRA CHI IN QUESTA STORIA STA DALLA PARTE DEI POTENTI. LA MIA INDIGNAZIONE PER PUPI AVATI” – FELTRUSKHAIDER REPLICA CON L’ARTIGLIERIA PESANTE METTENDO IN MOTO CHIOCCI CHE SCAVA SUL SUPER ATTICO A PIAZZA DI SPAGNA: “IL SEGRETO DI BRUNO: QUELLA CASA IN AFFITTO DAGLI AMICI DI BALDUCCI, DI PROPRIETÀ DI PROPAGANDA FIDE”. “QUANTO PAGA L’EX DIRETTORE DEL TG1 PER UNA DELLE PIÙ BELLE CASE DELLA CAPITALE, SU TRE LIVELLI A TRINITÀ DEI MONTI CON GIARDINO, TERRAZZE MOZZAFIATO E JACUZZI ESTERNA?”

1 – CARO VITTORIO, MI INSULTI E NON CAPISCI
Lettera di Bruno Vespa a “Il Giornale

Caro Vittorio, alla mia intemerata, hai risposto con una intemerata e mezza. Ti conosco abbastanza per aspettarmi una risposta al vivace scambio di opinioni che ho avuto col tuo bravo vicedirettore Nicola Porro a proposito della «Lista Anemone». Immaginavo di meritare un corsivo, non un editoriale. Evidentemente mi sottovaluto.

So bene che se per la televisione pubblica è pressoché impossibile rispondere agli attacchi con la telecamera, non lo è per i giornali. E in fondo è giusto così. Andiamo al punto. Hai ricordato cortesemente che siamo amici e ci stimiamo. Ma stavolta il nostro reciproco dissenso resta immutato.

1. La lettera della signora Pedrelli dimostra quanto sia facile per quello che noi amiamo definire il “cittadino comune” prendere fischi per fiaschi. Non ho capito che cosa c’entrino in questa storia Berlusconi, i berluschini e i miei «amici potenti». Pur vivendo a Roma da più di quarant’ anni non avevo mai sentito nominare Diego Anemone e gli altri signori della Cricca, tranne ovviamente Angelo Balducci con il quale peraltro non credo d’aver mai scambiato una parola.

Non ho spulciato nemmeno nome per nome la famosa lista, ma dal poco che ho visto non mi pare che dentro ci fosse l’almanacco del Gotha. Anche lì, anzi, credo di non conoscere quasi nessuno. E quindi non capisco perché anche tu – fatto salvo il bel finale di un articolo – mi metta tra chi in questa storia sta dalla parte dei potenti. Quali? (more…)

Feltri: Sabelli Fioretti, Saviano lavora per Berlusconi quanto te

maggio 17, 2010

di Vittorio Feltri

Recentemente il Maestro delle interviste, Claudio Sabelli Fioretti, ha tirato le orecchie a Roberto Saviano, autore di Gomorra, best-seller internazionale imperniato sulla criminalità organizzata in Campania, perché questi ha scelto di rimanere legato alla Mondadori, casa editrice che lo ha lanciato e fatto diventare una star. Cosa c’è di male a scrivere per la Mondadori? Per il Maestro, il male consiste nel fatto che l’editore è Silvio Berlusconi, ossia il diavolo, principe dei peccatori. Non mi pare che Saviano abbia dato retta a Sabelli Fioretti; probabilmente, oltre a essere stato capace alla sua prima opera di ottenere un successo strepitoso, è anche attento alla tutela dei propri interessi e non si è lasciato impressionare da certe ramanzine buttate lì alla carlona. Meglio per lui, cui auguro di mandare in libreria altri libri graditi al pubblico, che rimane il giudice più importante per ogni scrittore. (more…)

Feltri: troppo facile salire (ora) sul Carroccio dei vincitori

maggio 1, 2010

La moda non è estranea alla politica. La griffe del momento è il Carroccio che per oltre vent’anni è stato schifato dagli intellettuali (e non solo) e ora, dalle elezioni regionali in poi, ha successo tra la gente di successo. Anche i giornalisti chic intingono volentieri la penna nell’inchiostro verde e per Umberto Bossi è tutto un fiorire di elogi, apprezzamenti e lodi. Ciò mi spaventa un po’ perché quando di un uomo si parla troppo bene si vede che ha sbagliato qualcosa. Speriamo che questa sia la classica eccezione che conferma la regola. Certamente fa effetto constatare come molte persone critiche fino a ieri nei confronti della Lega oggi si lascino piegare con compiaciuta arrendevolezza dal vento del Nord.

La battuta è scontata: la corsa a salire sul Carroccio del vincitore si fa ogni giorno più frenetica, secondo le antiche e sempre nuove leggi del conformismo. Non è il caso di scandalizzarsi. Semmai mi scandalizzo ancora al ricordo lontano degli esordi leghisti. Era il 1987. Elezioni politiche. La Democrazia cristiana ancora forte ma con qualche crepa sottovalutata dai capicorrente. Socialisti eccitati dalle buone prove fornite dal governo Craxi. Pentapartito in salute. Il Pci, lungi dal prevedere la caduta del Muro di Berlino e, tantomeno, il dissolvimento dell’impero sovietico, non accennava ad abbassare la cresta e poneva ogni due per tre la questione morale che, un decennio dopo, avrebbe riguardato anche i propri eredi spaesati. (more…)

Feltri: Silvio Scaglia, dimenticato in carcere

aprile 18, 2010

di Vittorio Feltri

C’è ancora chi va in galera e ci rimane, praticamente dimenticato, trattato come uno straccio. È il caso di Silvio Scaglia, già grande capo di Fastweb, oggetto di un’inchiesta in cui si intrecciano, secondo le carte, due reati: l’evasione fiscale (con truffa) e la collusione con la ’ndrangheta. Forse i lettori ricorderanno il polverone che sollevò l’indagine un paio di mesi orsono.

Sembrava che da un momento all’altro l’azienda venisse addirittura commissariata, e invece per fortuna i magistrati non hanno giudicato così grave la situazione da imporre un provvedimento del genere.

Ma non di questo aspetto intendiamo parlare, bensì delle due persone maggiormente implicate: Silvio Scaglia e Mario Rossetti, direttore finanziario. Entrambi blindati, non se ne sa più niente. Da notare che il primo, all’estero quando scoppiò lo scandalo, rientrò spontaneamente in Italia e si consegnò all’autorità giudiziaria, pronto a chiarire i fatti. Una volta in cella, attese tre giorni l’interrogatorio di garanzia previsto dalla legge; poi dovette aspettare oltre 40 giorni per rispondere alle domande dei pubblici ministeri. (more…)

Intervista a Vittorio Feltri

aprile 14, 2010

Alessandro De Angelis per “l Riformista”  

«Ma quale fighettismo… Io a questi suggerisco le bettole della Brianza»: Vittorio Feltri, direttore del “Giornale”, è scettico sulla tesi di Lucia Annunziata («Fini, liberati del fighettismo di destra »). Per lui il problema è Fini. Punto: «Rema contro e impedisce di governare e fare le riforme ».

Direttore, il problema di Fini è il fighettismo di destra?

Non escludo che il problema sia il fighettismo, ma francamente questo fighettismo non l’ho notato. E non ho ben capito cosa sia. Ricordo che qualche anno fa c’erano i sanbabilini, che avevano filiali di fascistelli in ogni città in nome di un malinteso superomismo, ma il fighettismo finiano non lo vedo.

Neanche tra gli intellettuali?

Figuriamoci… Ma li ha visti bene? Ma come fa a essere fighetto uno come Filippo Rossi che come testimone di nozze aveva Teodoro Buontempo, detto “er pecora”? Sia chiaro: a loro piacerebbe entrare nei cosiddetti salotti buoni della sinistra e prendere applausi. Ma al limite fanno qualche comparsata da Fazio: mica l’ex governatore di Bankitalia, vanno da quello delle previsioni del tempo in tv. Io suggerisco di frequentare le bettole della Brianza. Sono ambienti più sani. (more…)

Feltri: due pesi, due misure e un bavaglio

aprile 9, 2010

di Vittorio Feltri

Professionisti a parte, pochi in Italia sanno cosa sia l’Ordine. Me ne sono reso conto negli ultimi giorni dopo che quello dei giornalisti ha avuto la felice idea di sospendermi sei mesi dall’Albo, sanzione che se fosse confermata in appello mi impedirebbe per 180 giorni di lavorare. Praticamente condannato a una temporanea disoccupazione in un paese accusato di battere la fiacca. Non sono l’unico ad avere avuto simile «privilegio» e sarebbe assurdo mi atteggiassi a vittima.

Non è questo il punto. Molti amici, conoscenti e lettori mi hanno chiesto perché mi sia iscritto all’Ordine dei giornalisti e perché non mi dimetta. Il problema è che se non mi fossi iscritto (41 anni fa) non avrei potuto svolgere il mio mestiere: nessun giornale mi avrebbe assunto, non avrei avuto copertura pensionistica né assicurativa, non avrei ricevuto lo stipendio. E se ora mi cancellassi dall’elenco dei «patentati», avrei forse facoltà di scrivere (sottolineo forse) ma non quella di guidare una qualsiasi testata. (more…)

Feltri colpisce ancora: ieri Boffo, oggi Vian

febbraio 2, 2010

Lo stesso giorno, sabato 30 gennaio, nel quale “L’Osservatore Romano” è uscito con una vistosa nota di plauso da parte del cardinale segretario di stato Tarcisio Bertone per il suo “grande servizio reso alla Chiesa”, “il Foglio” di Giuliano Ferrara ha messo al tappeto per la seconda volta in otto giorni il direttore del giornale vaticano, Giovanni Maria Vian.

Il secondo colpo è ancora più micidiale del primo. Perché a sferrarlo dalla prima pagina del “Foglio” è nientemeno che Vittorio Feltri, direttore del “Giornale”, cioè colui che a fine agosto aveva attaccato e fatto dimettere il direttore di “Avvenire” Dino Boffo sulla base di carte diffamatorie a lui pervenute “da fonti vaticane”: carte rivelatesi poi false, come riconosciuto dallo stesso Feltri in una memorabile rettifica del 4 dicembre. (more…)

DUELLO ALL’ULTIMO SANGUE (DI BERLUSCONI) TRA FELTRI E TRAVAGLIO

dicembre 15, 2009

ERA TUTTO ORGANIZZATO
Da “Il Velino

“Già nell’edizione di ieri – scrive Vittorio Feltri su IL GIORNALE – preparata a botta calda (è il caso di dirlo), il nostro Alessandro Sallusti ha raccontato e spiegato a dovere quello che c’era da raccontare e spiegare. Ho condiviso ogni sua parola. Vorrei solo aggiungere qualche considerazione.

Primo. Liquidare l’attentatore, quel Tartaglia da Cesano Boscone, come un povero pazzo in cura da un decennio perché ha dei fili staccati? Uno che la domenica sera, anziché andare a spasso con gli amici, va in Piazza Duomo con le tasche piene di oggetti contundenti, e quando gli si presenta l’occasione ne lancia uno in faccia al presidente del Consiglio, non si può ragionevolmente dire sia sano di mente.

Questo lo sappiamo perfino noi che grazie al cielo non abbiamo lauree in psicologia e materie affini. E ovvio che di solito chi compie atti del genere è uno squilibrato. Lo dimostra la storia. L’uomo che ferì gravemente papa Giovanni Paolo II non era un tipetto raccomandabile. In un paio di decenni di detenzione non ha pronunciato un discorso che avesse un capo e una coda. Solo frasi deliranti. Ricostruzioni sgangherate. Soprattutto un sacco di bugie. (more…)

Feltri ci ripensa: Boffo va ammirato

dicembre 5, 2009

«Boffo ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione». Lo dice Vittorio Feltri, rispondendo su Il Giornale, il quotidiano da lui diretto, a una lettrice che gli chiede «perché una cosa così piccola sia diventata tanto grande al punto da procurare un fracasso mediatico superiore a quanto meritasse. Lei che ha accesso la miccia che ne dice a distanza di tre mesi?».

«NON E’ IMPLICATO»- Dal fascicolo sottolinea Feltri «non risulta implicato in vicende omosessuali, tanto meno si parla di omosessuale attenzionato. Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire». «Personalmente – spiega Feltri – non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziario che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna. La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali». (more…)

Feltri: Bersani, un carro con la sola retromarcia

ottobre 30, 2009

imagesTutto si può dire della politica italiana tranne che sia una cosa seria.

L’ultima del Palazzo, anzi di Botteghe Oscure, è degna della migliore tradizione cabarettistica.

Il bolscevico Pier Luigi Bersani, non appena messo piede nella segreteria del Partito democratico, ha avuto un’idea che sarebbe stata giudicata spinta anche da quelli del Bagaglino: richiamare Romano Prodi in servizio permanente effettivo nel ruolo di candidato premier della sinistra.

La quale dimostra così di avere conservato gelosamente il deficit di fantasia tipico dei vecchi comitati centrali dell’orrendo Partito comunista all’epoca del Muro di Berlino. (more…)

Intervista a Vittorio Feltri

settembre 30, 2009

imagesAndrea Marcenaro per “First”, in edicola domani

L’Italia di inizio anni Novanta si era spaccata in due su Indro Montanelli. Intorno alla metà di settembre di quest’anno, è sembrata rispaccarsi in due su Vittorio Feltri. Due direttori del Giornale. Entrambi di destra. Montanelli, diventato infine eroe della sinistra perché Silvio Berlusconi era entrato in politica e lui lo aveva combattuto senza quartiere. Feltri, odiato dalla sinistra, e non solo da essa, perché non ha concesso quartiere agli avversari di Berlusconi. Inconsueti i motivi dello scontro di oggi.

L’attacco di Feltri si era rivolto infatti contro Dino Boffo, direttore di Avvenire e creatura culturalmente affine a Camillo Ruini, vale a dire una delle personalità religiose più avversate dalla sinistra di sempre. Poi contro Gianfranco Fini, l’ex fascista per cui la sinistra europea solo pochi anni fa rifiutava la mano ai membri del governo italiano. E adesso invece la sinistra lo applaude. L’Italia è d’altronde uno strano Paese. E questa a Feltri è una strana intervista.

Direttore, dov’è la nobiltà, nel lavoro di giornalista?
«Di nobile c’è poco. Può essere divertente, perfino appassionante, di nobiltà non parlerei». (more…)

Feltri e l’Osservatore

settembre 21, 2009

imagesSandro Magister, uno dei vaticanisti più addentro le cose di Chiesa, rivela nel suo blog che il direttore dell’Osservatore Romano scrive sotto falso nome sul Giornale (che ha fatto dimettere Boffo)

Sul “Giornale” di sabato 19 settembre, Diana Alfieri ha difeso la giustezza della campagna condotta dal quotidiano diretto da Vittorio Feltri contro “l’idoneità morale” di Dino Boffo. Ha accusato la conferenza episcopale italiana e in particolare il cardinale Camillo Ruini d’aver mantenuto Boffo alla direzione dei media cattolici “mettendo con ciò a repentaglio l’immagine della Chiesa agli occhi dei suoi stessi fedeli”. Ha escluso che il direttore dell'”Osservatore Romano” Giovanni Maria Vian e la sua collaboratrice Lucetta Scaraffia abbiano a che fare con “la falsa congiura laicista” messa in circolo per “salvare la faccia a Boffo e ai suoi santi protettori”. Ha rivendicato uno zio partigiano di Vian per comprovare la sua ruggine con Gianfranco Fini. E ha concluso con una lunga citazione del papa che invoca “purezza e verità”. (more…)

FELTRUSCONI QUOTIDIANI

settembre 16, 2009

AOYGYUMCA60JTJLCAQGSJ4UCAXQL6NSCA7H9UL0CAYT19Q4CA58352RCA2VFTOZCA0016UXCA5MNXI9CAUSPM30CAJX7I3ACACIMOX5CAH6Y60RCAJJQGGYCAFC8YIHCAU8Q88CCAJFFJJ3CA58RR4N“GLI STESSI SIGNORI DELLA SINISTRA (E NON SOLO) CHE SABATO SCENDERANNO IN PIAZZA IN DIFESA DELLA LIBERTÀ DI STAMPA DE LA REPUBBLICA E DELL’UNITÀ, QUERELATE DA BERLUSCONI, IERI MI HANNO PROCESSATO ADDIRITTURA IN PARLAMENTO PER UN ARTICOLO SU FINI”…

Feltri per Il Giornale

Gli stessi signori della sinistra (e non solo) che sabato scenderanno in piazza in difesa della libertà di stampa de La Repubblica e dell’Unità, querelate da Berlusconi, ieri mi hanno processato addirittura in Parlamento per un articolo su Fini pubblicato sul Giornale. Poi dicono che sbaglio quando denuncio il doppiopesismo in voga nel nostro Paese.

 

I deputati mi hanno dato del killer e del mafioso (e trascuro il resto) solo perché ho osato criticare la politica ambigua dei presidente della Camera. Il quale, eletto nel Pdl, da qualche tempo manifesta ostilità verso la linea del governo al punto di essere spesso applaudito dall’opposizione, che forse vede in lui una specie di cavallo di Troia utile a sfasciare la coalizione e, magari, a capeggiarne una nuova comprendente l’ex An, il Pd di Franceschini, l’Udc e qualche traditore sparso interessato a far fuori la Lega. (more…)

IN BUTTIGLIONE VERITAS: “CRESCE IL BISOGNO DI UNA FORZA INDIPENDENTE, DI CENTRO”

settembre 5, 2009

images1 – IN BUTTIGLIONE VERITAS: “CRESCE IL BISOGNO DI UNA FORZA INDIPENDENTE, DI CENTRO”
Luciano Nigro per La Repubblica

«Berlusconi si avvia ad essere una grande delusione per i vertici della Cei. Che guarderanno con benevolenza alla scesa in campo dei movimenti cattolici per la costruzione di un nuovo, grande partito di centro». Quando parla della Chiesa misura le parole Rocco Buttiglione, un tempo “filosofo del Papa”, oggi presidente dell´Udc. Ma di una cosa è certo: dopo il caso Boffo il rapporto con il Cavaliere non sarà più lo stesso.

 

Quali conseguenze prevede?
«Prodi, che in una certa fase era stato visto con prudente simpatia, fu una delusione per la dirigenza dei vescovi. Ora Berlusconi si avvia ad essere una delusione altrettanto grande». (more…)

GIORNALI IN FIAMME! IL COMMISSARIO D’AVANZONI SI AVVENTA CONTRO L’INFELTRITO

agosto 23, 2009

imagesGiuseppe D’Avanzo per La Repubblica

 

Si è insediato ieri alla direzione del Giornale della famiglia Berlusconi, Vittorio Feltri, un tipo che – a quanto dice di se stesso – «non ha la stoffa del cortigiano». Lo dimostra subito. Feltri scatena, fin dal primo editoriale, un violentissimo, sbalorditivo assalto a Silvio Berlusconi, suo editore e capo del governo.Per dimostrare che, nel lavoro che lo attende, non sarà né ugola obbediente né sgherro libellista, il neo-direttore sceglie un astuto espediente. Le canta a nuora perché suocera intenda. O, fuor di metafora, ad Agnelli (morto) perché Berlusconi (vivo) capisca e si prepari. Feltri si dice stupefatto per «quanto sta avvenendo sul fronte fiscale». Trasecola per quel che si dice abbia combinato in vita Gianni Agnelli che «avrebbe esportato o costituito capitali all´estero sui quali non sarebbero state pagate le tasse». (more…)

FELTRI ZOMPA SU “IL GIORNALE”

agosto 22, 2009

imagesVittorio Feltri per Il Giornale

Quando nel dicembre 1997 lasciai il Giornale (ereditato da Indro Montanelli) dopo quattro anni di direzione, assoggettandomi alla liturgia in voga nelle redazioni, scrissi un articolo di saluto intitolato: «Addio. Anzi, arrivederci». Ho mantenuto 1a parola e sono tornato. Sono tornato per due motivi. Primo. Con il cuore non me ne ero mai andato. Secondo. L’editore mi ha affidato un mandato stimolante: riportare il Giornale ai livelli diffusionali, e non solo, del passato. Non sarà facile ma oso provarci.A Libero d’altronde avevo esaurito il mio compito: a nove anni dalla fondazione, quel quotidiano ha conquistato un posto importante nelle edicole; è in piena salute e ben condotto da una vecchia conoscenza degli amici del Giornale, Maurizio Belpietro. Per me non aveva più senso rimanere lì. (more…)

PUNK-ROCK-HORROR-SHOW DI FELTRI A CORTINA: ECCO CHI PORTERò A “IL GIORNALE”

agosto 20, 2009

imagesMarcello Veneziani, Antonio Socci, Davide Giacalone. E Giampiero Mughini (che, seduto di fianco a lui, gongola e annuisce). E poi ovviamente Renato Farina: “Come farei a non portare con me il mio adorato Betulla?”. Magdi Allam? “Non credo proprio”. Vittorio Feltri alla vigilia del suo ingresso-ritorno al “Giornale” (domani ci sarà l’introibo e sabato il saluto ai lettori) ha anticipato ieri sera dal palco di “CortinaIncontra” – il Pala Infiniti era stracolmo con gente in piedi, indice dell’ennesimo grande successo della manifestazione dei Cisnetto – e ha annunciato senza remore e senza pudori chi porterà e non porterà con sé da “Libero”.Incalzato dalle domande spesso scomode di Gigi Moncalvo, e affiancato da Giampiero Mughini che ha cercato qualche rara volta di contraddirlo, Feltri è parso non solo per questo infastidito, nervoso, incazzoso, irritabile, inquieto. “E Moggi?”, ha chiesto Moncalvo. “E’ ovvio che porterò anche lui con me – ha risposto Feltri -, anche perché mi fornisce un preparatore atletico formidabile e del quale non posso più fare a meno…”. (more…)