Posts Tagged ‘Zoran Mušic’

Disegnare per salvarsi dall´orrore di Dachau

gennaio 29, 2012

Esposte a Legnano le strazianti carte create da Zoran Music in campo di concentramento: “Una ragione per resistere”

Armando Besio per “la Repubblica”

Legnano – «Comincio timidamente a disegnare. Forse così mi salvo. Nel pericolo avrò forse una ragione di resistere». Novembre 1944. L´artista sloveno Zoran Music è la matricola 128231 del campo di concetramento di Dachau. Ha 35 anni. È nato a Bukovica, un villaggio di confine a pochi chilometri da Gorizia, allora territorio austroungarico, occupato dai nazifascisti. La sua colpa, avere rifiutato l´arruolamento nelle SS. Il fisico robusto, che lo aiuterà a sopravvivere, lo rende “sfruttabile” per il lavoro nello stabilimento di munizioni. Dove di nascosto si procura carta e matita. «Disegno come in tranche… le cose viste strada facendo verso la fabbrica». Scene agghiaccianti: «L´arrivo di un trasporto. Un carro bestiame aperto. Cascano fuori i morti. Qualche sopravvissuto impazzito urla, con gli occhi fuori dalle orbite».
Sei mesi vissuti «in un quotidiano paesaggio di morti e di moribondi», testimoniati dagli strazianti disegni che aprono la mostra “Se questo è un uomo” curata da Flavio Arensi a Legnano (Palazzo Leone da Perego, fino al 19 febbraio, catalogo Allemandi). Il titolo è lo stesso del memoriale di Primo Levi da Auschwitz: «Voi che vivete sicuri – nelle vostre tiepide case – voi che trovate tornando a sera – il cibo caldo e visi amici – considerate se questo è un uomo – che lavora nel fango – che non conosce pace – che lotta per mezzo pane – che muore per un sì o per un no».
I primi fogli in mostra, mai visti in Italia, prestati da un collezionista sloveno, sono datati “Dachau 1945”. Poveri corpi ridotti a scheletri, adagiati per terra, in attesa di sepoltura, nei giorni della liberazione del campo da parte dell´esercito americano. Nelle sale successive colpiscono al cuore i dipinti e le incisioni del ciclo “Noi non siamo gli ultimi”, realizzato a partire dal 1970. Music vive tra Parigi e Venezia, è un artista di successo. «Ma ancora oggi mi accompagnano gli occhi dei moribondi, come centinaia di scintille pungenti». L´incubo resuscitato si fa memoria e monito. La Shoah potrebbe ripetersi, avverte con queste opere. Volti scarnificati, contratti in smorfie di dolore che ricordano l´Urlo di Munch. Mani magre, aggrovigliate come radici di un albero rinsecchito. Corpi, cataste di corpi, che svaniscono in un pallore informale: «Il bianco era il colore dei cadaveri senza quasi più carne».
Integra l´esposizione una piccola ma efficace antologia dell´altro Music, protagonista di un percorso pittorico iniziato nel segno di una figurazione lieve (Cavalli che passano, 1948), approdato a un´astrazione informale (Terre dalmate, 1960), sempre con uno stile parsimonioso, fatto di pochi segni e pochi colori. Ecco i paesaggi senesi del dopoguerra (quando Music viaggia in Italia come giornalista), la Cattedrale parigina del 1984, che ricorda Monet ma ne ribalta la prospettiva e l´umore (Music non è stregato dalla luce che accarezza la facciata, ma dal buio che avvolge l´interno), la Giudecca e altri scorci veneziani (i cordami aggrovigliati evocano le braccia dei morti nei campi), i toccanti ritratti della Donna con cappello, l´amatissima moglie e musa Ida Barbarigo. Chiudono il percorso gli evanescenti autoritratti degli anni ´90. Music, quasi cieco, vi appare come una Grande figura grigia avvolta nella nebbia. Morirà quasi centenario. Le sue ceneri sono custodite in laguna, sull´isola di San Michele.

Diritti Globali

Io e Zoran, sopravvissuti a Dachau con il terrore che possa ripetersi

novembre 11, 2011

Boris Pahor

L’incontro col Male di Pahor e Music, i due grandi italo-sloveni

Boris Pahor, da “Il Corriere della Sera

Siamo ambedue nativi del medesimo territorio, lui dalla parte goriziana, io da quella triestina, che dopo la Prima guerra mondiale divenne la Venezia Giulia. Sloveni, nati con quattro anni di distacco come cittadini austro-ungarici, una double nationalité spiegò Zoran ai francesi che non fanno differenza tra cittadinanza e nazionalità.

In ogni modo, iniziata la guerra nel 1915, l’intelligente famiglia Music previde la bolgia in cui si sarebbe ridotta la regione e divenne esule. Né vi si ristabilì nel dopoguerra, poiché il periodo oscuro che con il fascismo annientò con le leggi e col terrore tutta la fiorente cultura e vita sociale slovena durò fino all’inizio del secondo conflitto. L’esordio del male lo si ebbe a Trieste, dove già nel 1920 fu data alle fiamme nel centro della città la Casa della Cultura slovena. Ed è proprio in quei paraggi che con Zoran ci incontrammo negli anni postbellici, quando le due tradizionali culture della città facevano i primi approcci a quella che è oggi un’amichevole e ricca cooperazione.

L’incontro fu nella Galleria Scorpione, di fronte alla chiesa serba sulla sponda del Canale. Una piccola galleria ma importante anche per gli incontri di artisti della Jugoslavia e soprattutto della Slovenia. Zoran si trattenne specialmente con i due pittori sloveni di Trieste, August Cernigoj e Lojze Spacal, che si erano già fatti notare; io facevo parte del gruppo letterario con i poeti Cergoly e Dario de Tuoni. (more…)