Archive for maggio 2010

Non si convive inerti con una accusa di stragismo a chi governa

maggio 31, 2010

Leggi l’articolo di Giuliano Ferrara

Piazza Fontana – Strategia della tensione

maggio 31, 2010

LA VERITÀ, VI PREGO, SU PASOLINI

maggio 31, 2010

COME ANDARONO LE COSE QUELLA NOTTE? LO SA DA DECENNI TUTTO L’IDROSCALO DI OSTIA – ENNIO SALVITTI FU INTERVISTATO DA FURIO COLOMBO: “LO SCRIVA CHE È TUTTO ’NO SCHIFO, CHE ERANO IN TANTI, LO HANNO MASSACRATO QUEL POVERACCIO. PE’ MEZZ’ORA HA GRIDATO, ”MAMMA! MAMMA! MAMMA! ERANO 4 O 5”. “MA LEI QUESTE COSE LE HA DETTE ALLA POLIZIA?”, CHIESE COLOMBO. “MA CHE SO’ SCEMO?”…

Claudio Marincola per “il Messaggero”

La verità sulla morte di Pasolini la conoscevano in tanti. Nonni, zii, nipoti, figli, cugini acquisiti. L’Idroscalo di Ostia era una grande famiglia, tante parentele intrecciate. Una grande famiglia allargata che per anni ha custodito un pezzo di verità su uno dei delitti più oscuri del secolo scorso.

«Pasolini è morto davanti a tutti, ci fu anche chi quella notte prima dell’arrivo della polizia andò lì a vedere il cadavere», rivela il figlio dell’uomo che allo scrittore di tanto in tanto affittava una baracchetta. E’ un racconto molto diverso dalla verità processuale. Confermato da un altro nipote che ha sempre saputo ma che soltanto ora ha trovato la voglia di parlare. Unica condizione: «Le dico il mio nome ma non voglio leggerlo sul giornale.

TUTTI ZITTI
In tanti videro e sentirono cosa accadde quella notte del 1° novembre 1975. Lo videro grazie ai fari di un’altra auto che illuminò la scena del delitto. E sentirono perché sarebbe stato impossibile tapparsi le orecchie e non udire lo strazio di Pasolini. (more…)

Novembre 1993, i giorni del tentato golpe

maggio 31, 2010

Mentre si gettano le basi di Forza Italia un intreccio di interessi eversivi assedia governo e Quirinale

di Giuseppe Lo Bianco Sandra Rizza, da “Il Fatto

Pubblichiamo un estratto del libro L’agenda nera della seconda repubblica, che sarà in libreria per Chiarelettere dal 10 giugno.

Località segreta, 1 novembre ‘93

Il pentito Salvatore Cancemi racconta ai pm di Caltanissetta che a metà di maggio del ’92, di ritorno da una riunione con altri soggetti di Cosa nostra, si era trovato a discutere con il boss della Noce Raffaele Ganci dell’imminente attentato a Falcone. In quell’occasione, Ganci gli spiegò che Riina aveva avuto un incontro “con persone molto importanti, insieme alle quali aveva deciso di mettere la bomba a Falcone”. “Queste persone importanti – aveva aggiunto Ganci – hanno promesso allo zio Totò che devono rifare il processo nel quale lui è stato condannato all’ergastolo”. Secondo Cancemi, la strage sarebbe avvenuta otto-dieci giorni dopo.

Roma, 2 novembre ‘93

Nel corso del programma Uno contro tutti, condotto da Maurizio Costanzo su Canale5, il direttore del Tg5 Enrico Mentana nega che Berlusconi stia creando un partito: “Si tratta di prove tecniche di fiancheggiamento elettorale” dice.Vittorio Sgarbi interrompe Mentana e sostiene che il partito di Berlusconi esiste eccome e che sia Mentana sia Costanzo lo sanno benissimo, avendo partecipato a riunioni riservate con il Cavaliere. Specifica poi Sgarbi: “Il nuovo partito non sarà rappresentato da SegniAmato o Costa. Occorrono uomini nuovi”. (more…)

Il cardinale: Shoah favorita anche da un tipo di teologia

maggio 31, 2010

Luigi Accattoli per “Il Corriere della Sera”

Il dibattito degli storici su Pio XII durerà «forse fino alla fine dei tempi» ma la Santa Sede non ha «nulla da nascondere» e sta preparando l’apertura degli archivi riguardanti il suo Pontificato che avverrà «tra cinque o sei anni». Quel Papa scelse di «essere moderato» nelle dichiarazioni sul nazismo ma favorì il «nascondimento» in ambienti ecclesiastici romani di « circa 4.500 ebrei»: ad assumere questa posizione pragmatica, tesa a sminare la disputa, è il cardinale tedesco Walter Kasper, uno dei primi collaboratori di Benedetto XVI. (more…)

Ferrara: Giulio Tremonti è competente ma non sa creare consenso

maggio 31, 2010

Giuliano Ferrara per “Panorama

Il consenso è il cruccio di ogni governo. Tutti si domandano, specie dopo il varo dell’ultima manovra di salvezza nazionale, quale sia oggi il posto di Giulio Tremonti nel sistema di comando berlusconiano: commissario della crisi in nome dell’Europa, decisore di ultima istanza, nuovo leader del Paese? Il brusio del nome, un ministro arcigno e solo-contro-tutti, è sempre meno generico, e ormai «Tremonti» ronza nelle orecchie dell’élite e del popolo, diciamo così, con sempre maggiore autorevolezza. (more…)

10-06-1940, l’avventura senza ritorno del Belpaese

maggio 31, 2010

Antonio Airò per “Avvenire

Domenica 9 giugno 1940. All’Arena di Milano si conclude il XXVIII Giro d’Italia. Il vincitore è un giovane corridore ancora poco noto al grande pubblico. «Il coscritto Fausto Coppi», come titola a tutta pagina “La Gazzetta dello Sport”. Il favorito Gino Bartali ottiene il gran premio della montagna. La settimana prima il campionato di calcio registra il successo della squadra dell’Ambrosiana-Inter. Una calda giornata di festa riempie, in questo giorno, cinema, teatri, alimenta passeggiate, raduni familiari. Da 248 giorni, da quando il 1° settembre 1939 la Germania aveva invaso la Polonia, l’Italia vive una situazione di «non belligeranza», (ma di sostanziale «preguerra») in una altalena continua tra un conflitto sempre ritenuto imminente stando alle dichiarazioni sempre più bellicose di non pochi gerarchi, e una neutralità accettata quasi come una «camicia di forza» della quale solo il Duce, che godeva della fiducia dei cittadini, poteva porre rimedio nel migliore dei modi.

La guerra nel resto d’Europa ha infatti non poche conseguenze: minore tenore di vita di moltissime famiglie, aumento di povertà, prodotti, lo zucchero, il caffè (con il ricorso al suo surrogato, il karkadè), il sapone razionati; compaiono le tessere alimentari con il conseguente espandersi del mercato nero; per tre giorni la settimana è proibita nelle macellerie la vendita della carne e scatta il divieto ai ristoranti di servirla ai clienti. Intatto si infittiscono le chiamate alle armi dei giovani di leva e degli appartenenti alle classi più mature, in numerosi Comuni si installano le sirene d’allarme, si tagliano i consumi di carburanti e si proibisce la circolazione nelle ore notturne; entra in vigore l’oscuramento all’esterno delle abitazioni, si moltiplicano i manifesti che invitano i cittadini a contribuire allo sforzo bellico che il Paese dovrà sostenere. Gli 8 milioni di baionette, tanto vantati dalla propaganda del regime, non ci sono. Mussolini sa, come risulta da un rapporto della Difesa, che «non c’è nessuna difesa antiaerea e che l’Italia potrà essere pronta solo dall’ottobre 1942». (more…)

Quei 150 miliardi presi ad Angelo Rizzoli imbarazzano il Corriere

maggio 31, 2010

L’ex proprietario del« “Cor­riere della Sera”, Angelo Rizzoli, venne privato del suo giornale dopo l’arre­sto. A 30 anni di distanza Rizzoli, scagionato da tutte le accuse, vuole che gli venga riconosciuto il danno subìto

di Vittorio Feltri per “Il Giornale

L’ultima cosa che vorrei fare è polemizzare con Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere del­la Sera , non solo perché siamo amici da una vita, abbiamo lavo­rato nello stesso giornale, ne ab­biamo viste di tutti i colori e condi­viso gli anni più belli eccetera ec­cetera, ma anche perché la cosa su cui non concordiamo non ri­guarda né lui né me, nel senso che parliamo di una vicenda in cui i nostri personali interessi non c’entrano neanche di stri­scio. Mi riferisco al pasticcio Rizzoli del quale il Giornale si è occupato a lungo e con una serie nutrita di articoli, e il Cor­r­iere ha comin­ciato a occu­parsi da meno di una settima­na.

Per esem­pio ieri, pubbli­cando una let­terona di Ange­lo Rizzoli e una rispostona dello stesso Ferruccio de Bortoli piuttosto imbarazzata. Il lettore si domanderà che impor­ta a noi di certe beghe fra ricchi. Il problema è che c’è di mezzo il Corriere ossia non un quotidiano qualsiasi, bensì uno strumento di informazione talmente potente da essere diventato un simbolo: chi lo possiede conta, e chi non lo possiede non può considerarsi ar­rivato, sicché tutti brigano per conquistarne il controllo. Si dà il caso che un trentina di anni fa il simbolo in questione fu scippato al padrone legittimo, cioè Rizzoli, con una manovra che definire poco chiara è ridutti­vo. Basti pensare che il suddetto Rizzoli, affinché non rompesse le scatole, fu trasferito dalla sua bel­la casa in una prigione, dove tra­scorse tredici-mesi-tredici. Nel frattempo i furbetti del salotto buono (buono per la tappezzeria e non per il resto) attuarono un piano per irrompere pres­soché gratis in via Solferi­no con tanti saluti allo stile che amano attribuirsi. Già. (more…)

Picasso: la sua donna, il suo quadro

maggio 30, 2010

Maria R. Calderoni per “Liberazione
Le donne? Picasso «le domava, le stregava, le aspirava, le spalmava sulle tele». Vero, soprattutto le spalmava sulle tele. Anche in questo libro di Paula Izquierdo niente affatto benevolo nei riguardi dell’uomo Picasso – non per niente si intitola “Le amanti di Picasso. Quando il genio diventa crudeltà”, (cavallo di ferro, pag.168, € 16) – lo ammette: delle sue donne sono pieni i suoi quadri, ce le “spalmava sopra” nel senso letterale del termine. E a modo suo, come solo uno come lui poteva fare: da grande artista.
Sono infatti migliaia i quadri in cui ha rappresentato le tredici donne più importanti della sua vita, da Dora Maar a Olga Koklova, Marie Therèse Walter, Geneviève Laporte, Fernande Olivier, fino a Jacqueline Roque, (“Madame Z”), che sposò e visse con lui fino alla fine dei suoi giorni. Migliaia di quadri, alcuni tra i più belli, sconvolgenti e immortali: “Gli amanti”, “Donna con la chitarra”, “Olga con mantiglia”, “Donna con Colombe”, “Dormiente con persiane”, “La donna fiore” (cioè Francoise Gilot, «tutti noi assomigliamo a un animale, tranne te», ebbe a dirle)… (more…)

ETTORE BERNABEI VERSA COGNAC AI BAMBINI

maggio 30, 2010

“C’È LA VOLONTÀ DI PARALIZZARE ECONOMICAMENTE LA CHIESA CATTOLICA, CHE NON UBBIDISCE ALLE LOBBY DELLA FINANZA GLOBALIZZATA” – L’ITALIA DEI PRIMI ANNI 60, DIVENUTA IL QUARTO TRA I SETTE PAESI PIÙ RICCHI DEL MONDO, SUBÌ L’ATTACCO DELLA FINANZA PROTESTANTE ED EBRAICA – “QUEL “PROVINCIALOTTO” DI ANTONIO FAZIO, CHE AVRÀ AVUTO L’INGENUITÀ DI INTRATTENERE RAPPORTI ANCHE CON I FURBETTI DEL QUARTIERINO, MA PROIBÌ ALLE BANCHE ITALIANE DI RIEMPIRSI DI BOND SPAZZATURA. PER QUESTO DALL’ESTERO GLIEL’HANNO FATTA PAGARE”…

Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera

La formella mancante del portale di Manzù ce l’ha Ettore Bernabei, nell’ingresso di casa. «Doveva stare a San Pietro, come le altre. Ma, come vede, il Cristo e i soldati sono nudi. Così Manzù la diede a me». Le due statuette di Pietro e Paolo sulla scrivania invece hanno valore affettivo: «Una volta che andai a trovare Paolo VI con mia moglie e i nostri otto figlioli, il Papa si mise sulle ginocchia Luca, il più piccolo, e lo fece giocare con queste due statuette. Dopo la morte il suo segretario, monsignor Macchi, me ne fece dono».

Quand’era nato invece il settimo figliolo, Giovanni, Papa Roncalli aveva mandato la sua fotografia con un versetto del salmo 127 scritto di suo pugno: «I tuoi figli come virgulti di olivo intorno alla tua mensa…». Bernabei va per i novant’anni. Direttore generale della Rai dal 1961 al 1974 – praticamente il fondatore -, al vertice dell’Italstat dal ’74 al ’91, ora ha creato la Lux e ha portato in tv la Bibbia.

Quando dirigeva la Rai lei parlava direttamente con il Papa? 
«Ero in contatto con la segreteria di Stato e incontravo sovente i Sostituti: Dell’Acqua, Benelli, Casaroli. Qualche volta mi dicevano che di certe questioni dovevo parlare con il Papa, cioè con Giovanni XIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II».

Oggi il Papa e la Chiesa sono sotto attacco? 
«Mi pare evidente. Sono i contraccolpi della decisione presa da Giovanni Paolo II e dal cardinal Ratzinger di non ammettere nei seminari i gay dichiarati. C’è la volontà di paralizzare economicamente la Chiesa cattolica, che non ubbidisce alle lobby della finanza globalizzata». (more…)

Cosa cambia se l’Fmi parla cinese

maggio 30, 2010

di Moisès Naim per “Il Sole 24 Ore“, traduzione di Graziella Filipuzzi

Molto probabilmente non avrete mai sentito parlare di Zhu Min. L’economista cinese, personaggio poco noto al grande pubblico, potrebbe essere in grado di prendere decisioni che interesseranno voi e la vostra famiglia. Il dottor Zhu potrebbe diventare il prossimo direttore del Fondo monetario internazionale.
L’Fmi, organizzazione fondata nel 1944 per stabilizzare il sistema finanziario mondiale, conta 186 stati membri e dispone del potere sufficiente per imporre condizioni ai paesi che cercano il suo aiuto economico.

Di solito, le richieste venivano dai paesi africani e sudamericani, ma quelli europei si sono aggiunti alla lista. L’Fmi ha giocato un ruolo fondamentale nel salvataggio della Grecia e ha appena pubblicato un devastante rapporto sulla situazione economica della Spagna. Il Fondo consiglia l’immediata adozione di «radicali riforme ad ampio raggio» che contemplino un drastico taglio alla spesa pubblica, cambiamenti in un mercato del lavoro definito «disfunzionale» e la ristrutturazione di un sistema bancario che «presenta punti deboli… e rischi elevati». Il linguaggio dell’Fmi è tecnico, le riforme proposte sono severe e le conseguenze di questi cambiamenti nella vita degli spagnoli si prospettano enormi. Simile è il tenore degli interventi in Lituania, Islanda, Ungheria e altri paesi in crisi. (more…)

La moneta elettronica dà luce al sommerso

maggio 30, 2010

Donato Masciandaro per “Il Sole 24 Ore

L a tracciabilità dei pagamenti attraverso l’uso di strumenti diversi dal contante è uno degli elementi che caratterizzano la nuova manovra economica del governo, e su cui il dibattito sarà acceso. Il ministro Tremonti la considera cruciale per avviare un’efficace lotta all’economia sommersa, che va dall’evasione alla criminalità organizzata.

È proprio così? 
Partiamo dal fatto che l’utilizzo di pagamenti tracciabili e moderni – chiamiamola moneta elettronica – è considerato un termometro della civiltà economica di un paese, che ci indica quanto in quel paese ci sono le condizioni per uno sviluppo economico moderno. L’idea è semplice: lo sviluppo economico è il risultato della miscela tra buone regole – tra cui quelle che garantiscono e sviluppano la trasparenza – e la fiducia. Nei paesi in cui si hanno buone regole e fiducia, i pagamenti elettronici sono diffusi; al contrario, nelle nazioni in cui il disegno delle regole e/o il capitale civile è basso, si preferisce il contante. L’Italia è un paese che presenta tutte e tre le caratteristiche: cattivo disegno delle regole, basso capitale civile, largo uso del contante. Il termometro indica una cattiva salute.
Ora, introducendo regole che limitano l’uso del contante, il governo prova a trasformare un termometro in una medicina. Già in passato – correva l’anno 2005 – fu fatto un tentativo, ed è bene ricordare oggi cosa accadde nella pubblica opinione. All’epoca gli articoli e i commenti furono numerosi, e oscillarono tra scetticismo e aperta ostilità. Un articolo apparso sul maggior quotidiano italiano ha parlato addirittura di norma «liberticida». L’accoglienza scettica o addirittura negativa ha due radici. (more…)

Tesoro del Vaticano: 9 miliardi in case e terreni Propaganda Fide, l’impero in mano a Balducci

maggio 30, 2010

Come consultore laico dell’istituzione l’ex dirigente dei Lavori pubblici smistava gli alloggi ai vip. L’elenco ufficiale dei 1139 beni gestiti dalla Congregazione nel cuore di Roma e provincia coinvolti nel sistema Anemone. Il tesoro del Vaticano: gli immobili Clicca qui)

Gian Marco Chiocci per “Il Giornale

I meno bisognosi di una casa, che peraltro potevano pure contare su un santo in paradiso, hanno bussato per anni a Propaganda Fide. Anziché rivolgersi all’immobiliare Tecnocasa o al gruppo Toscano, infatti, il vip di turno si affidava ad Angelo Balducci, gentiluomo del Papa e soprattutto Consultore laico per la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli arrestato nell’inchiesta sui grandi eventi. Perché proprio a quel Balducci arrestato nell’inchiesta Grandi Eventi era demandata parte della gestione del vasto impero immobiliare della Congregazione destinato a finanziare le missioni, e intorno al quale, secondo i pm di Perugia e Firenze, ruotava il sistema Anemone. (more…)

Tolstoj: cara Sof’ja ti lascio per sempre

maggio 30, 2010

Alberto Cavallari per “La Stampa

Nella notte tra il 27 e il 28 ottobre 1910, a 82 anni, Tolstoj fugge dalla casa in cui è sempre vissuto, a 12 chilometri da Tula. Treno, calesse, traghetto, di nuovo treno, di tappa in tappa, in cerca di pace e di libertà da una moglie ossessiva. Alle 3 del mattino del 31 ottobre, un’altra partenza, prima in carrozza poi in treno, diretto verso Sud, vera meta della fuga. Durante il viaggio si sente male. Dopo molte insistenze si lascia convincere a scendere e viene ricoverato in casa del capostazione di Astàpovo. Qui morirà il 7 novembre, circondato dai figli e dalle autorità locali. Nel centenario della scomparsa, l’attenzione torna a concentrarsi sul grande scrittore russo. Un film, The last station, girato da Michael Hoffmann è appena uscito nelle sale italiane, ispirato all’omonimo romanzo di Jay Parini ora tradotto da Bompiani, oltre a due volumi che arrivano in questi giorni in libreria: Tolstoj è morto di Vladimir Pozner (Adelphi) e La fuga di Tolstoj di Alberto Cavallari, edito da Einaudi negli Anni 80 e ora ripubblicato da Skira con un ricco apparato di immagini storiche. Nel testo di Cavallari, di cui qui proponiamo le prime pagine, sono in corsivo le frasi testuali che lo stesso Tolstoj ha dedicato alla sua fuga nei diari e nella corrispondenza di quei giorni, come pure quelle tratte dai diari dei testimoni diretti e dal saggio biografico Tolstoj di Viktor Sklovskij.

La sera del 27 ottobre 1910 il conte Tolstoj si coricò verso le 11,30. La vecchia casa di Jasnaja Poljana era silenziosa, immersa nel buio freddo di un inverno precoce. Era già caduta la neve, la pioggia aveva infangato la campagna, vapori di umidità velavano il parco, lo stagno, i boschi di frassini che danno il nome al più vicino villaggio Jàsenki, la terra nera della steppa che si stende in tutto il governatorato di Tula, la strada del Sud che taglia la steppa macchiata di foreste. Il buio cancellava tutto, compreso il cielo dove quell’anno era passata la cometa di Halley, portatrice di sventure. (more…)

Rizzoli e il Corriere della Sera, una lettera e una risposta

maggio 30, 2010

Caro Direttore, è con profondo stupore e amarezza che ho letto l’articolo pubblicato venerdì a pagina 39 del Corriere della Sera a firma Sergio Bocconi sulle vicende della vendita Rizzoli. L’articolo comprende infatti una serie di falsità e inesattezze tali da farmi tornare col ricordo agli anni in cui i giornali basavano i loro scritti sulle «veline» fornite loro dai potenti di turno, politici o padroni che fossero. In particolare, le vicende giudiziarie che mi riguardano sono raccontate in modo impreciso e sconclusionato. Per fare il punto della situazione ad oggi, 28 maggio 2010, desidero informare Lei e i Suoi lettori che io, Angelo Rizzoli, sono tuttora un cittadino incensurato che non ha condanne a suo carico né procedimenti penali pendenti nei suoi confronti. Cosa che certamente non tutti gli imprenditori, inclusi i Suoi azionisti, potrebbero affermare.

È vero che io ho ricevuto tre ordini di carcerazione preventiva e ho trascorso tredici mesi in carcere per sei procedimenti penali da tutti i quali —salvo un’unica eccezione—sono stato assolto o prima del rinvio a giudizio o fin dalla sentenza di primo grado. Aggiungo che io ho trascorso tredici mesi di carcerazione da malato di sclerosi multipla, una malattia incompatibile con la permanenza in carcere e, come potrebbe testimoniare un qualunque studente di medicina, portatrice di rischi gravissimi per l’incolumità e la vita stessa del paziente. Inoltre, per rendere più amaro il mio soggiorno in carcere, mi sono state sospese tutte le cure destinate ad alleviare le sofferenze causate dalla malattia. Ciononostante, al termine della carcerazione preventiva, io sono stato prosciolto da tutte le accuse. È rimasta in piedi soltanto un’imputazione di bancarotta impropria collegata all’amministrazione controllata del Gruppo Rizzoli che si è sviluppata secondo due singolari caratteristiche: 1) il caso più unico che raro in Italia di una bancarotta che viene sancita priva della dichiarazione di fallimento che la deve necessariamente precedere e nonostante l’amministrazione controllata si sia conclusa in bonis; 2) l’accusa di associazione a delinquere con Bruno Tassan Din—certamente imputato colpevole—ma anche con mio fratello Alberto Rizzoli arrestato ingiustamente, scarcerato, prosciolto e risarcito dallo Stato per ingiusta detenzione anni prima del processo. Un’associazione a delinquere zoppa quindi, nella quale manca il terzo imputato necessario perfino alla sua qualificazione. (more…)

Bolshoi Swan Lake – Pas de Quatre Small Swans

maggio 29, 2010

L’eugenetica scelta del sesso in vitro

maggio 29, 2010

Per il bioeticista Wilkinson “l’Inghilterra non è l’India”. Ma manca poco

Nicoletta Tiliacos per “Il Foglio

Il bioeticista inglese Stephen Wilkinson, docente all’Università di Keele, ha scritto ieri nel suo “punto di vista” sul sito della Bbc che è arrivata l’ora di consentire alle coppie britanniche di scegliere il sesso dei nascituri attraverso la fecondazione in vitro per ragioni “sociali”. La legge che consente quella scelta solo in caso di malattie genetiche in grado di colpire maggiormente o esclusivamente uno dei due sessi, secondo Wilkinson è del tutto insufficiente a dare risposta a chi vuole legittimamente costruire il proprio gruppo familiare in modo meno sbilanciato e casuale. Mai più genitori disperati alla notizia dell’arrivo della terza femmina. O magari del terzo maschio, perché Wilkinson è fiducioso nella capacità degli inglesi di distribuire equamente i loro desideri genitoriali (non come quegli esagerati degli indiani e dei cinesi, che fanno fuori solo le femmine).  (more…)

Passera: no al fondo internazionale salva banche

maggio 29, 2010

Laura Galvagni per “Il Sole 24 Ore

Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, dice no alla proposta della Commissione europea avanzata dal commissario Michel Barnier di creare un fondo salva banche attraverso l’imposizione di nuova tassa sulle attività creditizie. Il progetto, già in parte respinto da Gran Bretagna e Germania, è stato bocciato seccamente dal banchiere italiano intervenuto ieri all’inaugurazione del parco tecnologico ComoNext: «Sono contrario all’idea di fare fondi internazionali per gestire eventuali fallimenti». Una posizione che Passera ha contestualizzato dando varie motivazioni: «Le ragioni vere sono due: non ha senso che banche ben gestite e prudenti coprano i buchi di istituti malgestiti; in secondo luogo, i fallimenti non si arginano con i fondi ma con regole e controlli adeguati». (more…)

Andavo alle elementari e non ho mai manifestato per Saccucci

maggio 29, 2010

Marco Travaglio replica alle accuse di Graziano Milia, dopo l’articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano mercoledì 26 maggio

Marco Travaglio per “Il Fatto

L’altro giorno, sulla prima pagina del Fatto, mi sono occupato del presidente Pd della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, ricandidato a quella carica da tutto il centrosinistra nonostante la recente condanna in appello a 1 anno e 4 mesi per abuso d’ufficio nell’ambito di un mega-scandalo di licenze edilizie facili, sanatorie indebite e autorizzazioni paesaggistiche fuorilegge perpetrate tra il 1999 e il 2003. Il signor Milia mi ha così graziosamente replicato sulla sua pagina Facebook e la sua replica è stata ripresa da un giornale vicino al Pd e da vari siti internet e organi di stampa locale: “Non accetto critiche da un ex militante dell’ Msi. Il valore dell’antifascismo per me è discriminante. Travaglio faceva parte della falange pura e dura (come oggi) contro gli Ebrei… Se ha cambiato idea mi fa piacere… anche se non dimentico quando manifestò contro l’arresto di Saccucci, deputato dell’ Msi accusato di aver ucciso un giovane comunista a Sezze Romano… Io non me ne strafotto se uno difendeva Saccucci, ex parlamentare Msi che uccise un mio compagno di partito… Dice bugie? Sì! L’unica motivazione che oggi si conosce sulla mia vicenda mi assolve, aspettiamo le motivazioni della seconda. Ergo il fascista Travaglio parla senza cognizione di causa. Possiamo chiamarlo a confrontarsi con me, ma chi paga il cachet delle sue esibizioni? Poi non vorrei che facesse come Grillo che firmò una petizione a favore dello scempio dell’Anfiteatro romano di Cagliari”. (more…)

L’incenso su Reagan e le bugie sul New Deal

maggio 29, 2010

di Paul Krugman per “Il Sole 24 Ore“, traduzione di Fabio Galimberti

La storia economica del dopoguerra viene vista in modo molto diverso in Europa e negli Stati Uniti. Ora la storia americana viene riscritta, e in modo quasi orwelliano.
A leggere quasi tutti i commenti sulla situazione attuale, si scopre che l’era di prosperità del dopoguerra – l’enorme incremento del tenore di vita seguito alla Seconda guerra mondiale – è stata cancellata. Come ha scritto sul Wall Street Journal Peter Wallison dell’American Enterprise Institute, «il New Deal originario non riuscì a rilanciare l’economia. La moderna era di crescita economica sostenuta cominciò quando i presidenti, sia democratici che repubblicani, cominciarono a eliminare le costose e inutili regolamentazioni del New Deal». (more…)

In Iraq si trascina un pericoloso vuoto politico

maggio 29, 2010

Original Version: Deadly power vacuum drags on in Iraq

La coalizione al-Iraqiya guidata dell’ex premier Iyad Allawi, pur essendo riuscita a riconfermare la propria vittoria elettorale dopo il riconteggio dei voti, rischia di non riuscire a formare il governo, sia a causa dell’intesa stretta dal primo ministro uscente al-Maliki con l’Alleanza Nazionale Irachena, sia perché i suoi deputati potrebbero essere decimati dagli attentati, come lascia temere il recente assassinio di Lagaidi – scrive il giornalista siriano Sami Moubayed, analista politico siriano, direttore della rivista Forward;  risiede a Damasco

da Medarabnews

***

L’impasse post-elettorale in Iraq ha preso una tragica piega questa settimana quando l’assassinio di un deputato della coalizione al-Iraqiya dell’ex primo ministro Iyad Allawi ha visto ridursi lo stretto margine di maggioranza di quest’ultimo ad un solo seggio. L’omicidio è avvenuto appena un giorno dopo che al-Iraqiya era uscita vittoriosa dal riconteggio delle schede elettorali e da un tentativo di interdire alcuni dei suoi candidati.

Quando lunedì scorso qualcuno ha sparato a Bashar Hamid al-Lagaidi nella città settentrionale di Mosul, la quota di seggi spettante alla coalizione al-Iraqiya è scesa a 90 (su un totale di 325 seggi), solamente un seggio in più rispetto agli 89 ottenuti alle elezioni parlamentari dello scorso marzo dall’Alleanza per lo Stato di Diritto del primo ministro uscente Nuri al-Maliki.

Senza dubbio si è trattato di un duro colpo per al-Iraqiya, dopo che la scorsa settimana questa coalizione era uscita vittoriosa in occasione del riconteggio manuale di 2,5 milioni di schede a Baghdad ed aveva visto reintegrati diversi suoi candidati eletti, dopo che un’agenzia governativa li aveva squalificati per presunti legami con il fuorilegge partito baathista. Molti analisti avevano creduto di trovarsi finalmente di fronte alla conclusione della lunga impasse iniziata con le elezioni e prolungatasi per 11 settimane. (more…)

Sartre tifava Mourinho?

maggio 29, 2010

La squadra di calcio come riproduzione in vitro dell’organizzazione di gruppo, Eto’o terzino e il modello Toyota. Intervista a Raoul Kirchmayer, professore di estetica all’università di Trieste.

di Alberto Piccinini, il manifesto, 26 maggio 2010

«La noia di Ranieri? Cos’è la noia di Ranieri? Ho studiato e conosco solo la nausea di Sartre, filosofo, premio Nobel, ma anche grande appassionato di calcio». Forse la battuta del neo campione d’Europa Josè Mourinho non è stata all’altezza delle sue migliori, ma la comparsa di Sartre nel gran teatrino del nostro calcio ci aveva fatto un certo effetto. Il filosofo francese, in effetti, era stato persino qualcosa di più che un appassionato di calcio. Ci aveva giocato fin da ragazzino, per strada: il pallone – ricordava – era stata la sua palestra di democrazia. Di riferimenti al calcio e allo sport ha disseminato il suo lavoro, in particolare la Critica della Ragion Dialettica pubblicata nel 1960.

Per Sartre la squadra di calcio è una riproduzione in vitro dell’organizzazione di gruppo. La metafora calcistica mette in evidenza i rapporti tra libertà e funzione individuale, la dinamica tra i legami positivi all’interno di un gruppo e l’antagonismo nei confronti degli avversari. «Tra una squadra di calcio e un gruppo di ribelli armati – si legge – ci sono molte cose in comune». Abbiamo chiesto a Raoul Kirchmayer, professore di estetica all’università di Trieste, membro del Gruppo italiano di studi sartriani, curatore di diverse opere del filosofo francese e juventino pentito, di guidarci alla scoperta della passione di Sartre per il calcio. «Dunque, nella Critica della Ragione Dialettica – ci spiega – Sartre pone la questione del funzionamento di un gruppo organizzato e cerca di descriverne le dinamiche interne, impiegando la metafora della squadra di calcio. Diciamo subito però che il suo è un esempio limitato, dal momento che lui stesso scrive: Nella realtà tutto è complicato dalla presenza dell’avversario».

E questa è passata alla storia come la sua citazione più famosa sul calcio.
Precisamente. Sartre fa un analisi in vitro tenendo conto solamente del funzionamento del gruppo-squadra, cioè delle interazioni reciproche tra gli individui, ovvero tra i giocatori della stessa squadra. A lui interessano i rapporti che si stabiliscono in un gruppo, nel momento in cui il gruppo si costituisce e funziona. Utilizzo questo verbo perché Sartre lo sottolinea. (more…)

Il papa straniero

maggio 29, 2010

Il caso Ezio Mauro, indagine sulle passioni politiche di un direttore e su un’ipotesi credibile ma non troppo

Marianna Rizzini per “Il Foglio

Ezio Mauro che esce dalla sua stanza a Repubblica e va in piazza, sotto a un gazebo, attorniato dalle folle viola – accadeva qualche mese fa. Ezio Mauro che rende piazza la stessa Repubblica, con il volantino che si fa titolo – accade oggi, mentre cartelli gialli simili ai post-it che cuciono le bocche dei manifestanti anti legge bavaglio campeggiano sulle pagine del quotidiano, nelle due varianti “la legge bavaglio cancella il diritto di essere informati” e “con la legge bavaglio non leggerete più questo articolo”. E’ già un po’ che Ezio Mauro esce dalla sua stanza a Repubblica per andare in televisione – non importa se la tv in quel momento è Lucia Annunziata, Serena Dandini, Michele Santoro, Gad Lerner o un cameraman indigeno di Largo Fochetti. 

Mauro, in quel caso, presiede sotto le telecamere la riunione di redazione, non prima di aver detto, senza sorriso, qualcosa a metà tra la lode e il pungolo – “ieri abbiamo coperto bene questo, oggi ci vuole quest’altro” – e non prima di aver stretto la mano al caporedattore ma non al vicedirettore, forse per stabilire un contatto con la società civile del giornale più che con il suo gotha (e però i frequentatori di Rep. sottolineano la differenza tra le riunioni dirette da Mauro e quelle dirette da Eugenio Scalfari: “Scalfari”, dice un osservatore interno, “era tipo da ‘messa cantata’, ma amava il disordine creativo delle idee in contrasto e degli interventi a sorpresa; Mauro invece ascolta e chiede ordinatamente, un caposervizio alla volta”).  (more…)

Ciampi: “La notte del ’93 con la paura del golpe”

maggio 29, 2010

Parla l’ex presidente della Repubblica: “Alle quattro di notte parlai con Scalfaro al Quirinale e gli dissi ‘dobbiamo reagire’. Grasso dice cose giuste”

Massimo Giannini per “La Repubblica

 “Non c’è democrazia senza verità. Questo è il tempo della verità. Chi c’è dietro le stragi del ’92 e ’93? Chi c’è dietro le bombe contro il mio governo di allora? Il Paese ha il diritto di saperlo, per evitare che quella stagione si ripeta…”. Dopo la denuncia di Piero Grasso 1, dopo l’appello di Walter Veltroni 2, ora anche Carlo Azeglio Ciampi chiede al governo e al presidente del Consiglio di rompere il muro del silenzio, di chiarire in Parlamento cosa accadde tra lo Stato e la mafia in uno dei passaggi più oscuri della nostra Repubblica.

L’ex presidente, a Santa Severa per un weekend di riposo, è rimasto molto colpito dalle parole del procuratore nazionale antimafia, amplificate dall’ex leader del Pd. E non si sottrae a una riflessione e, prima ancora, a un ricordo di quei terribili giorni di quasi vent’anni fa. “Proprio la scorsa settimana ho parlato a lungo con Veltroni, che è venuto a trovarmi, di quelle angosciose vicende. E ora mi ritrovo al 100 per cento nei contenuti dell’intervista che ha rilasciato a “Repubblica”. Quelle domande inevase, quel bisogno di sapere e di capire, riflettono pienamente i miei pensieri. Tuttora noi non sappiamo nulla di quei tragici attentati. Chi armò la mano degli attentatori? Fu solo la mafia, o dietro Cosa Nostra si mossero anche pezzi deviati dell’apparato statale, anzi dell’anti-Stato annidato dentro e contro lo Stato, come dice Veltroni? E perché, soprattutto, partì questo attacco allo Stato? Tuttora io stesso non so capire… “.  (more…)

Giovanni Boldini, Nudino scattante, 1910, Collezione Boldini, Pistoia

maggio 28, 2010

Foucault, ovvero l’anti-Marx, una leggenda da smontare

maggio 28, 2010

Tonino Bucci per “Liberazione
«Io cito Marx senza dirlo, senza mettere le virgolette, e poiché la gente non è capace di riconoscere i testi di Marx, passo per essere colui che non lo cita. Un fisico, quando lavora in fisica, prova forse il bisogno di citare Newton o Einstein? Li usa, ma non ha bisogno di virgolette, di note a pie’ di pagina o di un’approvazione elogiativa che provi fino a che punto è fedele al pensiero del Maestro». Queste poche righe portano la firma di Michel Foucault e sono riprodotte in una delle opere che più ha contribuito a far conoscere in Italia gli aspetti militanti del suo pensiero. Parliamo di Microfisica del potere , sottotitolo Interventi politici , più che un’opera sistematica, una raccolta di testi, brevi scritti, dibattiti e interviste, uscita non a caso qui da noi nel 1977. Anno cruciale, durante il quale si registra nel campo della sinistra (soprattutto in Italia e in Francia) il massimo di rottura tra movimento operaio e partiti comunisti, da un lato, e i movimenti studenteschi dall’altro. (more…)

MANOVRA ECONOMICA ED EVASIONE FISCALE

maggio 28, 2010

Vincenzo Visco per “Lavoce.info

Dell’evasione in Italia si sa praticamente tutto. Il problema di fondo consiste nel fatto che vi sono redditi completamente tracciabili e tracciati e altri che non lo sono. Se si ritiene che la riduzione dell’evasione sia utile, andrebbero reintrodotte integralmente le misure varate dal governo Prodi e subito abrogate dal governo Berlusconi. Con un passo ulteriore: grazie all’anagrafe dei conti bancari è possibile oggi richiedere agli intermediari finanziari la trasmissione al fisco dei saldi finali annuali di tutti i contribuenti, come avviene in altri paesi.

Sull’evasione fiscale in Italia si sa praticamente tutto: si conosce il suo ammontare (circa 120 miliardi); la sua distribuzione territoriale a livello sia delle regioni che delle province (l’evasione complessiva è più alta al Nord che al Sud, ma l’evasione delle imprese e dei lavoratori indipendenti è più alta al Sud). Così come si conosce l’incidenza rispetto alle diverse tipologie di reddito: è molto ridotta per i redditi da lavoro dipendente (3-4 per cento); inesistente per le pensioni (ma presente presso i pensionati che hanno un’altra fonte di reddito, spesso in nero); ridotta nell’industria in senso stretto (5-7 per cento), ma molto elevata nel settore delle costruzioni e ancora più in quello dei servizi. Tra i lavoratori indipendenti, i professionisti evadono di meno (33-35 per cento) e gli imprenditori di più (50-60 per cento). Evadono più i giovani degli anziani, più gli uomini delle donne, molto più le imprese piccole, non strutturate a stretto controllo familiare, che non le grandi, che peraltro eludono quello che possono. (more…)

E Milton Friedman creò la marea nera

maggio 28, 2010

di Paul Krugman, (traduzione di Fabio Galimberti), © 2010 NYT-DISTRIBUITO DA NYT SYNDICATE

da “Il Sole 24 Ore

Nel 1999, invitato al programma di attualità Uncommon Knowledge, l’economista Milton Friedman disse che le norme sulla sicurezza dei prodotti non erano necessarie e penalizzavano il mercato. Friedman affermò che le grandi aziende erano perfettamente consapevoli che impegnarsi in pratiche nocive le esponeva al rischio di cause legali. «Secondo voi, l’azienda che ha prodotto il talidomide ci ha guadagnato o ci ha perso, con questo farmaco?», chiedeva Friedman.

Ma la posizione ultraliberista e insofferente alle regolamentazioni di cui Friedman è stato il portabandiera fino al momento della sua morte, nel 2006 (una posizione che continua a guadagnare terreno in varie forme, sia negli Stati Uniti che all’estero), non è credibile nel mondo reale, dove i politici spesso proteggono le aziende dalle cause intentate dai privati.

Prendiamo il caso della senatrice repubblicana Lisa Murkowski, dell’Alaska, che è riuscita ad affossare una legge che puntava a innalzare il tetto massimo di risarcimento per le compagnie petrolifere da 75 milioni a 10 miliardi di dollari. Nonostante il disastroso sversamento di petrolio dalla piattaforma della Bp, nel Golfo del Messico, tuttora in corso, la senatrice Murkowski ha preso le difese delle grandi compagnie petrolifere sostenendo che questa legge farebbe salire i costi della produzione di petrolio. (more…)

La Russia e la sfida iraniana

maggio 28, 2010

Original Version: The Iran challenge

Il recente raffreddamento nelle relazioni fra Russia e Iran è solo l’ultimo episodio di un rapporto travagliato la cui storia ha più di un secolo, durante il quale l’Iran si è trovato al centro delle ambizioni contrastanti delle grandi potenze coloniali tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, e poi delle due superpotenze dell’era della Guerra Fredda; ecco come vede questo rapporto l’analista russo Dmitry Kosyrev

da “Medarabnews

***

Giorni fa, Russia e Cina hanno raggiunto un accordo con gli Stati Uniti e gli altri membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per imporre sanzioni leggermente più dure contro l’Iran a causa del suo programma nucleare. Questo evento ha coinciso grosso modo con l’anniversario di un evento epocale nella storia delle relazioni russo-iraniane: il 20 maggio 1920, i due paesi si riconobbero l’un l’altro ufficialmente.

Studiando la storia che ne seguì, si è colpiti da una strana tendenza: gli anniversari più importanti sono spesso accompagnati da tensioni. È come se l’Iran fosse una sfida inviata dall’alto per mettere alla prova la determinazione diplomatica della Russia.

Il riconoscimento diplomatico seguì all’affermazione del dominio sovietico sull’Azerbaigian, quando le imprese iraniane iniziarono a premere sul loro governo per ottenere il permesso di lavorare con i sovietici. Nel 1917, Mosca fece all’Iran un dono raro ritirandosi dal trattato (con la Gran Bretagna (N.d.T.) ) di spartizione delle sfere di influenza  in Persia (Iran). Il 26 febbraio 1921, a seguito del riconoscimento diplomatico, la Russia e l’Iran firmarono un accordo con il quale la Russia sovietica cedeva tutti i beni precedentemente posseduti dal regime imperiale russo, compresi porti, strade, banche e altro ancora. Se la Gran Bretagna, l’attore più influente in Iran, aveva del tutto dei sentimenti non negativi nei confronti di Lenin e Trotsky, questa propaganda anti-coloniale sicuramente ne fece piazza pulita. (more…)

L’inconscio allo specchio

maggio 28, 2010

Anticipiamo lo stralcio introduttivo di una tra le relazioni principali del XV congresso nazionale, che riunirà la Società psicoanalitica italiana da oggi a Taormina. Tra gli obiettivi degli eredi di Freud, quello di leggere e interpretare le forme più recenti con cui si manifesta il disagio psichico

di Fernardo Riolo, da “Il Manifesto

Una teoria scientifica, diceva Karl Popper, funziona come un faro: mette in luce le cose che descrive e che senza di essa non avremmo mai visto; ovvero ci consente di vedere quelle dimensioni sottostanti alle cose, che pur essendo determinanti per la loro realtà, non sono osservabili perché non possono essere viste. L’inconscio è un esempio di una realtà che essendo all’origine della coscienza non può essere cosciente: lo vediamo solo dai suoi effetti sulla coscienza e attraverso il filtro della teoria. La teoria è dunque strumento essenziale per l’osservazione. Non avanziamo di un passo se una teoria non ci conduce. (more…)

Tobagi, 30 anni fa l’omicidio, quell’odio nato in redazione

maggio 28, 2010

Il 28 maggio 1980 Tobagi fu ucciso a Milano con cinque colpi di pistola da un “commando” di terroristi. Si era schierato contro i comunisti

Vittorio Feltri per “Il Giornale

Trent’anni fa moriva ammazzato Walter Tobagi, inviato speciale del Corriere della Sera. Chi oggi ha quarant’anni se ne ricorda a malapena. Chi ne ha meno non sa nemmeno di cosa si stia parlan do. Ciò non toglie che quel delitto abbia avuto e abbia ancora un si­gnificato storico. Gli assassini fu rono catturati in fretta e ancora più in fretta uscirono di galera perché al tempo era così: se parla vi, a prescindere da cosa dicessi, ti davano una pacca sulle spalle e ti lasciavano andare. Erano ragaz zi borghesi, fi gli di dirigentie di giornalisti, stupidi, confor misti e quindi fatalmente bri gatisti o qualco sa del genere, comunque co munisti e sma niosi di segnalarsi ai compagni ar mati. L’esatto contrario di Tobagi che, pur essendo poco più che trentenne, non aveva mai seguito le mode, neppure quelle ideologi che, e si dedicava al lavoro con slancio e passione. Era già un buon motivo, dato il clima, per farlo fuori. (more…)

La curva di Orengo

maggio 28, 2010

Un ricordo dell’amico Antonio Ricci “Mi domò con la sua gentilezza”

Antonio Ricci per “La Stampa

Ci sono cinque trombe marine». «Ma dove?». «Tre verso Capo Mele e due in direzione dell’isola».

Nico, dubbioso, si era tolto gli occhiali, stropicciato gli occhi, ma non aveva fatto in tempo a rinforcarli che un forte colpo di vento gli aveva strappato di bocca la sigaretta. Subito un mulinello aveva tirato su dalla spiaggia un gommone e lo aveva precipitato a dieci passi da noi con un gran botto. Nico sobbalzò e si rese conto che non stavo bluffando, che non si trattava di uno dei miei soliti espedienti per divagare. «Rientriamo che è meglio». Da più di quattro giorni eravamo chiusi nel mio studio di Alassio. Nico era stato mandato in missione direttamente da Giulio Einaudi (così perlomeno mi aveva assicurato) perché, secondo lui dovevo assolutamente scrivere un «libro tecnico» su Striscia la notizia. «Sai, Einaudi la sera non esce di casa se prima non ha visto finire Striscia…». «Va bene, ma io rischio di non uscire per due mesi d’estate per finire un libro che non voglio fare». «T’assicuro ci vuole meno tempo e poi devo fare il “curatore”». «Curi il libro?». «Devo curare soprattutto te, perché se no scappi». L’idea che Giulio Einaudi mi avesse affibbiato un controllore più «stundaiu» di me mi faceva ridere. Conoscevo Nico da tempo, avevo letto quasi tutti i suoi libri, ci univa la passione per Sbarbaro e Montale, lo stimavo e gli volevo bene da quando lo avevano querelato per Gli Spiccioli in cui difendeva il territorio ligure. Un conto però era vederlo ogni tanto, un altro… insomma non ero pronto alla convivenza. Dissi «Proviamo». Pensai «Entro due giorni mi libero». (more…)

Piccola Posta di Adriano Sofri

maggio 28, 2010

Mi dispiace che la Fiorentina abbia perso Prandelli, ma la Nazionale l’ha guadagnato, e Coverciano è a Firenze. Prandelli è un allenatore bravo, ma se non fosse anche un uomo bravo sarebbe difficile spiegare l’affetto speciale che le persone hanno per lui. Mi dispiace anche che al suo posto arrivi Mihajlovic. Il quale è stato un gran calciatore, fenomenale nei calci piazzati, negli insulti razzisti, negli sputi (ciao Mutu) e in altre scorrettezze, e pare che, dopo una Bologna mediocre, abbia ben figurato allenando il Catania. Delle sue opinioni, direte, chi se ne frega: dopotutto deve fare l’allenatore di calcio, non il militante politico. Be’, non esattamente. Lui ha usato e abusato del suo ruolo sportivo per esaltare le sue opinioni, e poiché i suoi idoli erano Arkan e le tigri serbiste e le loro imprese criminali, mi sembra difficile che ideali simili non influiscano sul modo di considerare l’agonismo sportivo e la formazione dei campioni a lui affidati. Perché, dite, Firenze dovrebbe essere scontenta di un allenatore che andava bene a Catania? Non so, vediamo. Forse Firenze è diversa da Catania, e forse Catania stessa sarebbe diversa da Catania, se ne avesse l’occasione. E Belgrado? Il Parlamento di Belgrado ha appena votato, con una leggera maggioranza, ma con una maggioranza, una condanna dello sterminio di Srebrenica. Certo, l’ha fatto anche per cattivarsi l’approvazione dell’Unione europea, certo, si è guardata dall’impiegare il nome di genocidio: ma l’ha fatto, ed era la prima volta. Sinisa Mihajlovic non l’ha fatto, se non sbaglio. Fiorentini, ancora uno sforzo.

Il Foglio

I poeti maledetti anti Risorgimento

maggio 27, 2010

Giordano Bruno Guerri per “Il Giornale

Si dice che la vecchia retorica risorgimentale sia ormai confinata nella soffitta di un robivecchi. In parte è vero: persino i manuali scolastici di storia accennano alle molte ombre del processo politico e militare che portò all’Unità. Lo stesso non accade per la letteratura, dove domina ancora il pompierismo celebrante la nuova Italia. Mi auguro che siano pochi i docenti vogliosi di propinare agli allievi i versi non memorabili di Mameli o le rime della Spigolatrice di Sapri di Luigi Mercantini («eran trecento, eran giovani e forti», per capirci). Fatto sta che nelle storie e nelle antologie letterarie compare soltanto l’acritica esaltazione di quegli anni gloriosi: come se gli intellettuali non avessero prodotto altro che memorie di battaglie eroiche o resoconti pedagogici di amore patriottico.
Possibile che non siano esistiti controcanti alla cultura ufficiale, diversi dalle edificanti pagine deamicisiane di Cuore? Esce oggi una sorprendente antologia a cura di Giuseppe Iannaccone, Petrolio e assenzio (Salerno, pagg. 246, euro 14), che dimostra che le cose stanno diversamente. Già il titolo della raccolta, ispirato a una poesia del calabrese Domenico Milelli, è tutto un programma: il petrolio richiama alla mente l’arma dei rivoluzionari al tempo della Comune parigina; l’assenzio è il potente liquore verde, bevuto in lunghe sedute alcooliche dai poeti maledetti francesi. (more…)

IL TESTAMENTO DEL GATTOSARDO: VECCHIO E MALATO, QUESTO LIBRO È L’ULTIMA PAROLA

maggio 27, 2010

Tratto dal libro “Fotti il Potere – manuale sul potere politico”, scritto da Andrea Cangini con Francesco Cossiga (Aliberti Editore http://blog.alibertieditore.it/?p=2777)

1 – “POLITICA E DENARO? I BILANCI DEI PARTITI SONO ANCORA FALSI”
Andrea Cangini 
per “QN – Quotidiano Nazionale ”

Tutto ritorna, parrebbe: Mani Pulite, la corruzione, il rapporto perverso tra politica e denaro. C’è da scandalizzarsi? Secondo Francesco Cossiga, no. Perchè, come spiega nel libro in uscita per Aliberti ‘Fotti il Potere, gli arcana della politica e dell’umana natura’, «tra politica e denaro ci sarà sempre un legame indissolubile» e non bastano «le logiche moraliste tipicamente italiane a cancellarlo». Si può nasconderlo, al massimo.

Ma non si può pensare che le regole non scritte del gioco politico vengano come d’incanto sovvertite. Dice infatti il presidente che «come accadeva durante la Prima repubblica, i bilanci di tutti i partiti sono ancor oggi sistematicamente falsi», i soldi che ricevono attraverso il finanziamento pubblico «sono solo una minima parte di quelli di cui possono effettivamente disporre» e pertanto «non c’è personalità politica che non possa essere sbattuta in galera per tangenti».

E’ capitato anche a Cossiga di maneggiare denaro altrui, e nel libro lo racconta. Racconta anche che, oggi come allora, non c’è grande partito in cui non emergano personaggi i cui meriti politici restano avvolti nel mistero ma le cui carriere si giustificano con il rapporto esclusivo che hanno saputo tessere con chi il denaro lo ha davvero. Perché «i politici sono ormai marionette nelle mani dei banchieri», e «sul fiume di denaro frutto della corruzione navigano le carriere e le fortune personali di molti di loro». (more…)

Al-Zawahiri chiama alla guerra santa in Iraq. Contro gli sciiti

maggio 27, 2010

Il leader di al-Qaeda accusa loro di aver ucciso i leader dell’organizzazione e di complottare con gli Usa

Christian Elia per “Peacereporter

”I comandanti di al-Qaeda in Iraq, Abu Omar al-Baghdadi e Abu Ayyub al-Masri, sono stati uccisi dagli sciiti alleati dei crociati. Non sono stati solo gli americani a ucciderli, ma anche gli sciiti, eredi di quelli che in passato sono sempre stati alleati dei crociati e ci hanno sempre tradito, aiutando i miscredenti a occupare le nostre terre”.

Messaggi in codice. Un delirio, certo. Ma guai a sottovalutare queste parole. Perché a pronunciarle è Ayman al-Zawahiri, il medico egiziano ritenuto il braccio destro di Osama bin Laden. Il testo, un audio di 25 minuti, intitolato Elegia dei due capi, è stato diffuso ieri nella galassia dei siti web legati all’estremismo islamico. Al-Zawahiri, che per molti ha ormai preso il posto dello stesso Osama molto malato, è comunque sempre stato l’ideologo dell’Islam più violento. Non parla mai a caso, ogni singolo vocabolo dei suoi messaggi è scelto con cura. Pieno di sottintesi e di messaggi impliciti. Al-Zawahiri, come sempre, si esprime su un fatto di cronaca molto tempo dopo. In questo caso commenta la morte di al-Baghdadi e al-Masri, avvenuta in Iraq il 17 aprile scorso e resa pubblica il 19 aprile seguente dal premier Nouri al-Maliki in diretta tv. ”I capi di al Qaeda, Abu Omar al Baghdadi e Abu Ayyub al Masri, sono stati uccisi due giorni fa nei pressi del lago Tharthar in un attacco congiunto degli iracheni e degli americani contro una abitazione” – dichiarò al-Maliki a reti unificate, tentando di rovesciare con il colpo a sorpresa il risultato elettorale del 7 marzo precedente che lo vedeva sconfitto – il blitz è stato condotto nella provincia di Salaheddin dall’intelligence irachena con il supporto dei servizi Usa”. Il premier iracheno mostra le foto dei due uomini prima e dopo la morte. E lo stesso Pentagono successivamente conferma la notizia.
Secondo al-Maliki, i due «stavano pianificando una serie di attentati da eseguire nei prossimi giorni contro le chiese di Baghdad e si nascondevano in un covo nella provincia di al-Anbar”. (more…)

“Così mentii su Tortora”

maggio 27, 2010

L’ex mafioso Gianni Melluso chiede perdono alle figlie di Enzo Tortora. La sua testimonianza nel 1983 causò l’arresto del conduttore televisivo, accusato di spaccio di droga e poi completamente scagionato dopo una lunga odissea giudiziaria

Riccardo Bocca per “L’Espresso

Chiedo scusa, profondamente scusa, ai familiari di Enzo Tortora. Mi rivolgo soprattutto alle figlie Gaia e Silvia, che hanno patito l’inferno per colpa mia. È difficile che accettino di perdonarmi, lo so, ma sento il dovere di contribuire con la massima onestà a questa storia. Voglio dichiarare una volta per tutte che il presentatore Tortora era innocente. Che non c’entrava con la camorra, la droga o qualsiasi forma di malavita organizzata. Tortora è stato una vittima, e come tale va onorato. Lo ribadisco ora che sono uscito dal carcere e riassaporo la libertà: vorrei fosse vivo, Tortora, per inginocchiarmi davanti a lui. Una persona perbene, finita nel tritacarne delle menzogne».

A parlare è Gianni Melluso, negli anni Ottanta noto come Gianni il bello. L’ex mafioso uscito il 3 giugno scorso dal carcere di Catania dopo avere scontato trent’anni per rapine e altri reati commessi anche durante la detenzione. Oggi, quest’uomo di 53 anni in perfetta forma, si rivolge da Sciacca (la cittadina siciliana dove vive) alla famiglia Tortora per offrire quella che definisce la sua «verità definitiva». L’ennesimo capitolo di una storia partita la notte del 17 giugno 1983, quando Tortora viene arrestato con l’accusa di associazione camorristica finalizzata allo spaccio, lanciata dai boss Giovanni Pandico e Pasquale Barra. Melluso entra in scena dopo, nel febbraio 1984, raccontando ai magistrati napoletani di avere fornito a Tortora cocaina da smerciare nel mondo dello spettacolo. Una versione che modifica due volte. La prima nel 1995, scagionando il conduttore e accusando i magistrati a capo dell’indagine, rei a suo dire di aver assecondato apposta le falsità contro Tortora. Dopodiché, con una capriola, Melluso ammette di avere dichiarato il falso per screditare gli inquirenti. (more…)

Celati e il libro dell’Unità: «A Manzoni preferisco il darwiniano Leopardi»

maggio 27, 2010

di Alberto Alfredo Tristano per “Il Riformista

Il professore, alla maniera dell’amato Swift, fa una modesta proposta: far studiare a scuola le Operette morali al posto dei Promessi sposi. Una scelta che ha a che vedere con la sua idea di Italia: «Si parla dei 150 anni dell’Unità, ma non possiamo dimenticare la cecità della cultura piemontese. Cosa fu al sud, quest’Unità, se non una rischiavizzazione dei Savoia?».

Gianni Celati, che ha insegnato linguistica, comparatistica e letteratura in più di un continente, da Princeton a Caen a Bologna, che ha scritto saggi (Finzioni occidentali) e prose di invenzione (Comiche, Parlamenti buffi, Narratori delle pianure), affermandosi come uno dei massimi narratori italiani, oggi fa il libero battitore nei territori del racconto. Non è un neoborbonico del 2010, mai potrebbe, lui nato a Sondrio nel ’37, cresciuto sul Po ferrarese e presto divenuto cittadino del mondo, ma sull’Italia unita e le sue lettere ha un’idea precisa: «L’Unità era un’operazione sacrosanta, bellissima. Ma che errore fu la cancellazione di Napoli dalla cartina politico-culturale del potere italiano… La città di Basile, di Vico, di Giordano Bruno, all’avanguardia su tutte le altre città italiane. Napoli doveva essere la capitale della nuova Italia, altro che Roma: ci si dovrebbe vergognare della boria di Roma, dove tutti han paura che il Papa li sculacci, come diceva Fellini…». E a proposito di libri fondanti: «Prendiamo I promessi sposi, capolavoro autentico che introdusse la stabilizzazione ferrea di un sistema letterario, la definizione imperativa di un racconto nazionale. È giusto studiarlo, ma per me l’opera simbolo che tutti gli italiani dovrebbero leggere, sono le Operette morali di Giacomo Leopardi, suprema forma di darwinismo letterario, che prospetta l’uomo oltre il proprio confine, che ci ricorda la nostra mortalità insegnando a vergognarci delle nostre vanità, a non esser categorici mai. Per me quelle pagine sono l’educazione più sicura, quella a cui sento di dover tornare…».
Celati ha da poco pubblicato con Feltrinelli i suoi Sonetti del Badalucco nell’Italia odierna, metà autobiografia e metà ballata – protagonista è un attore povero e anziano, Attilio Vecchiatto – sul tema di Amleto secondo la versione di quel Jules Laforgue che ispirò il Carmelo Bene di Hommelette for Hamlet. E in questi giorni sta ultimando il montaggio di un suo film documentario sull’Africa, frutto di una lunga permanenza nel continente nero: «Ci andai dopo aver insegnato a Chicago. Lì tutti prendevano Prozac. Anch’io vedevo tutto scuro. Ma in Africa la depressione non esiste…». (more…)

Agente Leo Valiani il caso Duce è tuo

maggio 27, 2010

Dagli archivi londinesi spunta un nuovo fascicolo sul padre della Patria. Che fu legato ai servizi della Regina fino al 1945. “Io dichiaro e certifico di aver cessato ogni rapporto con l’organizzazione”

di Eugenio Di Rienzo per “Il Giornale

Nella ricca messe di pubblicazioni e convegni che hanno recentemente ricordato il decennale della morte di Leo Valiani (antifascista, costituente, storico e padre della prima Repubblica) nessun peso si è voluto dare alla voce relativa alla sua militanza nelle fila dello Special Operations Executive britannico dopo l’8 settembre del ’43. Quel presunto pettegolezzo storiografico diviene invece verità storica una volta consultati alcuni documenti immagazzinati presso i Nationals Archives di Londra.

Nel file, siglato HS8/1364/4, è conservata infatti la lettera del 26 luglio 1945 nella quale Valiani intendeva «dichiarare e certificare di aver cessato, a partire da quella data, ogni tipo di rapporto con la sezione numero 1 del Soe e di non aver alcuna pretesa finanziaria o di altro genere, nei confronti di quella organizzazione, sia in Italia che altrove, per quello che riguardava se stesso, i suoi parenti e i suoi amici». Nello stesso incartamento troviamo altre notizie su «Giuseppe Federico», nome di battaglia di Valiani. Alcune di carattere privato, concernenti la sua relazione extramatrimoniale con la messicana Eva Jay, a cui il Soe aveva elargito fino a quel momento un trattamento economico. Altre di «carattere tecnico» secondo le quali Valiani era stato infiltrato dalla Svizzera nell’area di Milano, dopo l’Armistizio, per impegnarsi nella resistenza con un lavoro di natura puramente politica che lo aveva portato a stabilire stretti rapporti con il Comitato di Liberazione dell’Alta Italia, della cui attività aveva tenuto al corrente il Soe, prima e dopo essere divenuto il leader del Partito d’Azione attivo nella città lombarda. (more…)

Intervista | Valerio Fioravanti e Francesca Mambro – Parte 2

maggio 26, 2010

Intervista | Valerio Fioravanti e Francesca Mambro – Parte 1

maggio 26, 2010

Il fantasma di Chessex

maggio 26, 2010

Anticipiamo l’introduzione del romanzo in uscita da Fazi con il titolo «L’orco». Una sola parola scelta dall’autore svizzero per alludere al tragico destino che unì la sua vita a quella del suo personaggio

Tommaso Pincio per “Il Manifesto

Questa è una storia di fantasmi. Più esattamente è la storia di un uomo e del suo fantasma. È dunque opportuno introdurla dalla fine, dalla suprema e inappellabile fine che attende ognuno di noi: la morte. È sera ed è autunno. Sono passate da poco le sette di un venerdì sera di ottobre. Ci troviamo in una sala della biblioteca pubblica di Yverdon-les-Bain, nel cuore del Canton Vaud. Fuori è di certo buio, forse pioviggina. Dal lago di Neuchâtel, sul quale la cittadina si affaccia, giunge un’aria frizzante e carica di odori. Per contro, la sala è calda e luminosa. Lo scrittore Jacques Chessex si siede davanti a un’assemblea di circa quaranta persone, accanto a lui ha già preso posto il regista teatrale che di recente ha messo in scena un adattamento da La confession du pasteur Burg. All’epoca della pubblicazione – stiamo parlando del lontano 1967 – questo racconto suscitò non poco scalpore nella Svizzera romanda. Non avrebbe potuto essere altrimenti, essendo centrato sulla scabrosa quanto tragica vicenda di un intransigente pastore di anime che a dispetto di una fede austera incespica nella passione amorosa per una catecumena. Ma sono passati più di quattro decenni da allora, il tempo ha cancellato lo scandalo, per cui il dibattito procede placido, senza scossoni. (more…)

IL MISTERO DEL COMMISSARIO DAVANZONI

maggio 26, 2010

LO 007 DI ’REPUBBLICA’ IN SILENZIO STAMPA: L’ULTIMO ARTICOLO ANTI-CAV IL 26 FEBBRAIO – PANICO TRA I LETTORI: È IN ROTTA COL SUO GIORNALE? STA SCRIVENDO UN LIBRO? LE ZOCCOLE DI BERLUSCONI NON LO ECCITANO PIÙ? – MALSOPPORTA L’ACQUIESCENZA DEL SUO GIORNALE VERSO I VERTICI DEL PD, UNA CRITICA CHE CONDIVIDE CON L’EDITORE CARLO DE BENEDETTI, SUO VERO GRANDE SPONSOR? AH SAPERLO….

Stefano Filippi per “Il Giornale

26 febbraio: sant’Alessandro, il patriarca che scalzò l’eretico Ario. Nel 1815 Napoleone fuggì dall’Elba, nel 1993 fu compiuto il primo attentato al World Trade Center di New York, nel 1802 nacque lo scrittore Victor Hugo, nel 1966 morì il pittore Gino Severini. E il 26 febbraio 2010 è stato consegnato alla storia l’ultimo scritto di Giuseppe D’Avanzo, vicedirettore di Repubblica che da tre mesi non dà segni di vitalità cronistica. Quel venerdì vergò l’ennesima articolessa contro Berlusconi: scelse il processo Mills. (more…)

Cgil truffa anche la mamma del gip

maggio 26, 2010

Si allarga lo scandalo delle false firme carpite ai pensionati per iscriverli al sindacato. Il giudice Bersani si ritira perché diventato incompatibile 

Marco Livi per “Italia Oggi

Si sta allargando a macchia d’olio, e con risvolti cabarettistici, lo scandalo delle false firme che sono state carpite ai pensionati da funzionari della Cgil di Piacenza per poter impunemente (e a loro insaputa) succhiare, mese per mese, dalle loro pensioni i contributi sindacali. Inizialmente, la Cgil, di fronte alle precise accuse di un piccolo ma agguerrito gruppo di pensionate, molto delle quali con pensioni già da fame, aveva tentato di salvarsi in corner dicendo che, trattandosi di pochi moduli di iscrizione coatta, con cioè la firma falsificata, si era trattato di un errore materiale, facilmente scusabile e anche altrettanto facilmente rimediabile.

Quando i carabinieri, incaricati dalla procura di fare le indagini, cominciarono a scoprire che le firme falsificate, erano arrivate a cento non era più il caso di insistere nella versione dell’errore ma si è cominciato a vedere che era un metodo. A questo punto, la Cgil, per salvare la faccia, ha cominciato a far saltare le teste allo Spi che è il Sindacato dei pensionati della Cgil, nella speranza di circoscrivere lo scandalo. Che però non si è fermato. (more…)

Venter: ecco che cosa abbiamo fatto

maggio 26, 2010

Lo scienziato racconta come ha fatto a creare una cellula artificiale partendo dal DNA di un batterio. La ricerca va avanti e si studiano già antibiotici di nuova generazione e sistemi per assorbire l’anidride carbonica

da “Ilpost

J. Craig Venter, il ricercatore che ha realizzato l’organismo vivente artificiale, racconta sul Wall Street Journal come insieme al suo team di ricerca è arrivato all’importante risultato dopo oltre 15 anni di esperimenti e test di laboratorio.

Per rendere tutto ciò possibile, il nostro gruppo di 25 ricercatori ha dovuto decifrare il set di istruzioni contenuto nel batterio (Mycoplasma mycoides), sintetizzarle e fare in modo che si esprimessero in una cellula ricevente. Abbiamo dovuto superare numerose difficoltà tecniche. Ma dopo 15 anni e oltre 40 milioni di dollari spesi in ricerche, siamo stati in grado di mettere insieme tutti questi passaggi e produrre alcune cellule sintetiche in laboratorio. (more…)